TERNI -Da Berlino a Roma, a Praga e a La Valletta, oltre mille volontarie e volontari si sono uniti nella più grande raccolta firme in Europa per i diritti riproduttivi, nell’ambito della campagna My Voice My Choice. In vista della Giornata Internazionale per l’Aborto Sicuro, di sabato 28 settembre, anche Terni avrà il suo banchetto di raccolta firme in Largo Villa Glori dalle 10 alle 18. Obiettivo 1 milione di firme per chiedere alla Commissione Europea e ai nuovi membri del Parlamento Europeo di proteggere i diritti all’aborto in Europa. Con oltre 580.000 firme raccolte da aprile, l’iniziativa ha già superato le soglie minime di firme in ben 10 Stati membri.
La campagna “My Voice My Choice” vorrebbe istituire un meccanismo di finanziamento specifico dedicato a garantire a tutte le donne e le persone dell’UE l’accesso ai servizi di aborto e all’assistenza sanitaria riproduttiva. Il fondo dell’UE sosterrebbe le persone nei Paesi in cui l’aborto non è disponibile, come in Polonia e a Malta, e in cui non è gratuito, come in Austria e in Germania, nonché nei Paesi in cui l’aborto è legale ma non facilmente accessibile, come ad esempio in Croazia e in Italia.
«Sono oltre 80 gli eventi organizzati in Italia in sole 2 settimane – è un risultato importante per il diritto all’autodeterminazione individuale, verso la creazione di una coalizione internazionale per un’Europa dei diritti e delle libertà, in alternativa all’Europa “Dio, Patria e Famiglia” che alcuni vorrebbero imporre», dice Marco Cappato dell’Associazione Luca Coscioni, che ha supportato l’iniziativa.
Proprio dall’Associazione Coscini arrivano i dati di un indagine effettuata da SWG. Secodno questo studio il 75% del campione intervistato è favorevole all’aborto. Di questo, la quasi totalità (il 90%) ritiene che la legge attualmente in vigore sia da migliorare. In particolare, il 55% considera importante garantire l’accesso alla interruzione volontaria di gravidanza (IVG) farmacologica, permettendo l’autosomministrazione del secondo farmaco, il misoprostolo, a domicilio, come avviene nel resto del mondo, evitando dunque il ricovero.


