Au. Prov.
TERNI – Corso Tacito il salotto buono, la Galleria del Corso la zona più chic del salotto. Oggi il deserto, una latrina a cielo aperto, con gli escrementi in bella mostra e il tanfo dell’urina, fino a trent’tanni fa l’ emblema di una Terni elegante. Persino lussuosa.
«A Corso Tacito c’era il bitume – ricordano gli anziani – e lo stacco con il marmo della Galleria era evidente. Una galleria luminosa, non tanto per le luci condominiali, ma per le vetrine che retavano accese tutta la notte». Le vetrine di Barbetti con le grandi firme da uomo, sempre all’ ultima moda, con i cappotti che valevano uno stipendio. Quando iniziavano i saldi di fine stagione c’era davvero la fila fiori dalla Galleria: con i ternani che correvano a vedere se quell’abito visto sfilare in passerella ci fosse ancora. Un affare portarselo a casa. Dante Barbetti, un imprenditore nel vero senso della parola, rispose ai cambiamenti – la limitazione del traffico in centro e l’assalto della grande distribuzione – con con la specialità. Iniziò ad organizzare sfilate in Galleria. Chiamò personaggi noti come Claudio Lippi e Maria Giovanna Elmi. Rimase il punto di riferimento del commercio di qualità.
Eppoi il Caffè Evangelisti, con la sua pasticceria freschissima e il suo servizio impeccabile. Con i suoi tavolini dove sedersi voleva dire sorseggiare una città dinamica, benestante, prosperosa. Quella città che per arredare le proprie abitazioni si ispirava alle vetrine della Domus. Successivamente arrivò l’abbigliamento dell’Elefante, con tante novità per i giovani. E ancora, agli inizi degli anni ’80 l’ arrivo di New Sinfony, simbolo di una città non più solo intenta a lavorare ma anche a consumare cultura (solo da New Sinfony potevi trovare i biglietti di Umbria Jazz e di concerti imperdibili). Dove adesso c’è Intimissimi, su corso Tacito ma con una vetrina che affaccia sulla Galleria del Corso, sempre negli anni Ottanta, aprì Benetton, molto di più di una catena, il simbolo di un collegamento di un marchio che andava forte in tutta Europa.
Il negozio del barbiere con i suoi profumi, il senso di una città che voleva essere in ordine e presentarsi al meglio. Tutti ricordi. Oggi solo vetrine chiuse. Una sequenza incredibile. Con i condomini che confessano che la sera hanno paura a rientrare a casa. Perché la luce è poca e perché spesso c’è qualcuno intento a fare i suoi comodi.


