Povera Terni, il Comune straparla, l’Ast tace. E il futuro è incerto

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | Dopo Confartigianato Terni anche i sindacati in campo con l’assessore comunale ex Cgil Cardinali per capire cosa succede alle Acciaierie. Tira aria di rivincita e voglia di ritorno all’antico. Ma il grande silenzio del Gruppo Arvedi pesa come un macigno

di Marco Brunacci

TERNI – La questione Accordo di programma in sé al limite è spiegabile, con i ritardi, i passaggi già eseguiti e quelli da fare. L’Ast sta spendendo già soldi su Terni e sulle Acciaierie in quadro generale di impegni presi, e poi c’è stato agosto, il Governo deve fare la manovra, l’acciaio italiano (ma anche europeo e pure mondiale) ha il fiato sospeso perchè entro il 20 settembre le imprese interessate devono dare le disponibilità ad acquistare l’ex Ilva.

Ma dopo l’uscita di Confartigianato di Terni e quella dei sindacati interpellati dall’assessore comunale ex Cgil Cardinali, si capisce che ci sono questioni sul tappeto e servono risposte.
In queste due iniziative ci può essere una quota di interesse a prendersi rivincite nei confronti della sterzata data dal Gruppo Arvedi alla gestione delle Acciaierie, non più con concessioni collegiali ma con un forte imprinting imprenditoriale, però una cosa proprio non si capisce.
La strategia del silenzio, il defilarsi, il non spiegare, il non parlare. Che consegna Terni a un limbo di città che ha avuto un triste destino.
Quale? Da un lato ha una giunta comunale che parla e straparla senza dire nulla che abbia un qualche interesse per il futuro della città e per il destino delle persone, se non in minime questioni di diretti interessati.
Dall’altra parte c’è la grande fabbrica che doveva cambiare il destino della città facendola entrare negli anni Trenta del nuovo secolo con onore e vanto di un impianto di prim’ordine, la quale non dice, tace, resta in silenzio. Che si deve pensare? Forse che Terni non meriti spiegazioni. Pensiamo di no. Ma qualcosa bisognerà pur ascoltare per farsi un’idea.
Povera Terni. Un grande filosofo danese dell’Ottocento raccontava i tempi incerti che il mondo stava vivendo, narrando un aneddoto: una nave procede sull’Oceano senza che si capisca o venga comunicata la rotta. E dall’altoparlante viene diffusa solo al voce del cuoco, che annuncia il menù del giorno.
Senza che alcuno si preoccupi di far sapere dove si è diretti e quali sono i tempi del viaggio, lasciando equipaggio e passeggeri nell’incertezza più assoluta.
Ps. Qui neanche il menù del giorno.

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