di Marco Brunacci
PERUGIA – Verso le regionali, lato centrosinistra.
1.Chi si Gnagna Gnagnarini? L’orvietano volante è diventato il simbolo di un problema che a sinistra non è mica piccolo.
Il “Fatto quotidiano”, che tira senza risparmio aggettivi, verbi e complementi, contro il ritorno di Renzi in forze nel centrosinistra, ha dato alle stampe un sondaggio per dire che il 59% dell’elettorato di centrosinistra – del campo largo ma senza esagerare – non rivuole Renzi. Nello specifico il 37% degli elettori del Pd, il 63% di Avs, ma soprattutto l’82% del Movimento Cinquestelle. Nelle chat di sinistra umbre furoreggia poi un distintivo con scritta bianca su fondo azzurro: “Dove c’è RENZI NOn c’è il mio voto”.
Ora però si sa che la lontananza (da grandi elezioni nazionali) “accende i fuochi grandi e spegne quelli piccoli” (secondo il filosofo Domenico Modugno). Potrebbe essere che con una festa del perdono, Renzi possa alla fine riuscire a “passare”, a livello nazionale, come utile per “mettere alla porta la destre”, anche se girano certe voci sulla blindatura di 5 posti per il gotha dei renziani alle prossime elezioni parlamentari e la Boschi alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia l’altra sera è dovuta andarsene passando opportunamente dalle cucine.
Però in Umbria la questione si complica ulteriormente. Nel test perugino i fedelissimi rimasti in Iv comparivano nella stessa lista e in tre hanno preso 30 voti o giù di lì. Tutti gli osservatori poi accreditano di cifre minime Italia Viva in Umbria, dopo la fuga dei nomi più conosciuti. Quindi, il dubbio: varrà la pena imbarcare i renziani, tenendo presente che raffreddano tutta la sinistra?
E poi c’è la figura stessa di Gnagnarini. Il quale ha avuto un exploit politico che non è un gran biglietto da visita per uno che vuole andare a sinistra: ad Orvieto, il sindaco Germani, nel 2017, lo mise alla porta della sua giunta di centrosinistra, “accettando” le sue dimissioni senza neanche incontrarlo, dopo una frase per lo meno infelice su un certo “zio Adolf” che “neanche lui aveva risolto il problema dei rom”.
Per la Proietti in ogni caso prendersi Iv sarà come passare per una forca caudina, anche se nel suo bouquet elettorale ha la lista che la schiererebbe senza problemi, quella di Leonelli.
2.In verità l’ottimo ex segretario del Pd e attuale leader di Azione, Leonelli, di guai ne ha parecchi. E forse il maggiore non è neanche Gnagnarini che alla fine può essere chiamato a far tappezzeria. Sono soprattutto i socialisti a farlo ammattire. Il summit romano, che si è svolto l’altro ieri, è finito con una fumata nerissima.
Il potente segretario Psi umbro, Novelli da Narni, non sente ragioni e vuol mettere a tacere l’ex Rometti e il suo candidato Bertini da Marsciano (con voti quasi certi – almeno questo dicono in giro – del mitico ex sindaco Chiacchieroni e la simpatia della ex presidente di Regione, Catiuscia Marini). Tra i due litiganti c’è un terzo che vuol godere e candidarsi punto e stop, perchè lui i voti ce li ha e sono suoi: Luciano Bacchetta.
Leonelli – secondo certi suoi amici – medita la corsa solitaria, visto che i compagni di strada sono tanto litigiosi. Pensare poi che lui avrebbe mezzo deciso di non candidare Donatella Porzi e quindi anche l’alleato Monni, se insiste, potrebbe diventare molesto.
3.A destra danno credito a una “voce” che dice che la povera Proietti, moderatissima, devotissima, socia fondatrice della Dc-balena bianca di Rotondi, se vincerà sarà costretta a mettere in giunta il fior fiore della sinistra radicale umbra. Non solo Bori (Pd) alla sanità, ma anche De Luca (M5s) all’ambiente e Ferroni (astro nascente della sinistra perugina, Avs) allo sviluppo economico. A sinistra, con senso pratico, non si affannano a smentire. Questa “voce”, nel conto costi-benefici elettorali, gli potrebbe persino tornare utile. Vabbè: si spaventeranno un tot di moderati, ma magari vengono a votare un tot maggiore di sinistri doc, al momento così poco entusiasti della Proietti, dopo aver permesso a Ferdinandi di vincere di tanto poco.


