M-Brun.
Scusate l’anticipo, nuova puntata. In attesa che venga ratificato l’accordo nazionale (è nazionale, se qualcuno in Umbria si fosse distratto) tra il centrodestra e Bandecchi, sempre con una parte di alea essendo il personaggio imprevedibile, ecco cosa succederà a Terni.
Il centrodestra che ragiona (a Roma) sugli scenari vede uno Stefano Bandecchi che si prende la scena di Terni, magari da tribuno del popolo, ma comunque nella sua versione migliore, per diventare una sorta di campione delle rivendicazioni ternane. Le quali, si sa, sono tante, molte fondate, alcune sacrosante – l’ospedale da rifare – altre, come dire, più “sovraniste e populiste”.
In questo scenario, giocoforza, Bandecchi si prenderebbe tutta la scena, da guitto impareggiabile, al quale non fa specie spararle anche grosse.
Una sorta di unificazione della voce di Terni presso la Regione e presso la non sempre amata Perugia, con inevitabile azzeramento delle altre voci. Se non proprio azzeramento, almeno una “messa in sordina” che non fa certo felici tanti nel centrodestra.
Ma il centrosinistra che oggi festeggia, potrebbe dover far quaresima domani.
Se il Bandecchi riuscisse a farsi lo Scipione condottiero che guida tutti i ternani nella difesa degli interessi cittadini, ecco che gli spazi si ridurrebbero a destra come a sinistra e si ridurrebbero per tutti.
Come si vede, chi ha investito su Bandecchi si aspetta un ritorno elevato, sempre sapendo che si tratta di un investimento da hedge fund, quindi da considerare ad alto rischio.


