TERNI – Tutti di nuovo alla partenza per una corsa tutta di disputare. Se la realizzazione dell’ ospedale pubblico è in alto mare, per la clinica privata le onde a Terni sono altissime. E al giro di boa si profila sempre di più il rischio di non condurre in porto né l’operazione del nuovo Santa Maria, né quella di una clinica privata che dovrebbe, almeno in parte, riequilibrare il numero dei posti letto convenzionati tra Terni e Perugia.
Il Tar dell’Umbria ha recentemente bocciato il ricorso della Cidat dell’imprenditore ternano Maurizio Gambino, che sosteneva che la sua autorizzazione rilasciata nel 2016 fosse ancora valida. Il Tar ha detto di no e ha cassato quel permesso a costruire dicendo che per aprire il cantiere occorre iniziare tutto da capo. Il gruppo Gambino, quindi, torna alla partenza. Finora aveva sostenuto di essere in pole position, in quanto il primo a richiedere l’autorizzazione per la clinica privata era Cidat otto anni fa. Alla casella del “Via” la Cidat troverà anche il progetto stadio clinica, perché ormai si profila una competizione. Non tanto sul permesso a costruire – entrambe le strutture potrebbero usufruire della licenza edilizia – ma sul convenzionamento con la Regione Umbria. I posti letto convenzionati sono 80 ed entrambi i progetti puntano a quel traguardo. Ma la nuova corsa è tutta da vedere. Se il Gruppo Gambino sembra intenzionato a non mollare l’osso, voci più discordanti arrivano dalla Ternana calcio. Perché la titolarità della clinica-stadio è stata acquisita all’epoca presidente Stefano Bandecchi per poi passare di mano con la cessione della Ternana calcio (ora siamo alla presidenza D’Alessandro). Una nuova proprietà che è stata giudicata non solidissima dal punto di vista economico e l’operazione stadio clinica richiede un investimento di almeno 50 milioni. Cifra che finora le banche avrebbero accordato solo a Bandecchi, il grande patron di Unicusano, e non ad imprenditori di calibro decisamente più contenuto come Guida e D’Alessandro.
Discorso diverso per la Cidat. Innanzitutto l’investimento è più contenuto in quanto il Gruppo Gambino vuole realizzare solo la clinica con un esborso di 25 milioni. Poi perché Cidat ha una tradizione consolidata in campo sanitario, soprattutto per quanto riguarda la diagnostica, con convenzioni già in atto con la Regione dell’Umbria.
Tra un ricorso e l’altro. Tra una dichiarazione d’intenti e un annuncio elettorale, si profila sempre di più lo spettro di una provincia di Terni che rimane al palo in campo sanitario. Sia quello pubblico che quello privato.


