di Marco Brunacci
PERUGIA – Leggere con attenzione perchè sembra ci fosse una curiosa euforia nel centrosinistra per un fatto che non si è verificato. Le osservazioni fatte da Proietti in giù infatti sono curiosamente fuori registro rispetto alla realtà.
Allora, cosa è successo? Lo dice la nota ufficiale della giunta regionale che racconta crudamente gli avvenimenti:
«La Sezione regionale di controllo della Corte dei Conti per l’Umbria ha parificato il rendiconto generale della Regione Umbria per l’esercizio 2023 con un’unica eccezione di tipo giuridico, rimessa al giudizio della Corte Costituzionale, relativa all’articolo 16 della legge regionale 9/98 con cui è stata istituita l’ARPA Umbria: lo comunica la Regione Umbria, precisando che, ad eccezione della parte afferente ad Arpa, il rendiconto della Regione è stato approvato dopo essere passato al vaglio del collegio dei giudici della Corte».
Ulteriore spiegazione per i più pensierosi, con qualche cenno autoelagiativo, ma sempre supportato dai numeri: «Alla luce della problematica sollevata anche a livello nazionale e per l’Umbria su una legge risalente a 26 anni fa, la Regione Umbria, contando su un bilancio sano e solido, aveva già deciso di agire comunque in via prudenziale e cautelativa rispetto al rilievo del 4 luglio della Procura della Corte dei Conti, prevedendo un accantonamento cautelativo e prudenziale di 14,2 milioni di euro, pari all’importo trasferito dal fondo sanitario regionale all’Arpa».
Conclusione con cannonate sull’opposizione in ritirata: «Di conseguenza, la Regione sottolinea che il rilievo della Corte e la conseguente remissione alla Corte Costituzionale, è di carattere giuridico rispetto al contenuto di tale norma essendo garantito da parte del bilancio regionale, grazie alla sua solidità ed ai positivi risultati ottenuti, con la costituzione del fondo di accantonamento il rispetto dei principi di prudenza e cautela, l’equilibrio del bilancio regionale e parimenti l’equilibrio del bilancio della sanità regionale».
Osservazioni in aggiunta: la sapienza giuridica profusa nei commenti alla vicenda dalla candidata presidente del centrosinistra Proietti e di altri esponenti della coalizione tornerà utile in altre circostanze per sottolineare carenze dell’attuale maggioranza, ma in questo caso specifico è una clamorosa palla alzata alla maggioranza della Tesei, che ha passato tutta la sera a schiacciare nel campo avversario e ancora non ha finito.
Il commento del centrodestra in sintesi: «La sinistra mistifica la parifica del bilancio della Regione, dopo lo sciacallaggio su sanità e disabilità».
Sulla parifica abbiamo spiegato. Va aggiunto solo che la Regione Umbria opera nello stesso modo dal 1998 (anno domini di Bruno Bracalente, Pd, pontefice massimo), come fanno praticamente tutte le altre Regioni a statuto ordinario. Se una Procura di Corte dei Conti non lo ritiene corretto, se ne deve fare un problema nazionale.
In Umbria si può dire che c’è assoluta continuità sul tema tra giunte di centrosinistra e giunte di centrodestra. Un tecnicismo giuridico risolto nel medesimo modo dagli uni come dagli altri.
Ecco perchè il centrodestra approfitta per battere altri colpi in testa all’opposizione parlando anche di «sciacallaggio della sinistra su sanità e disabilità».
Alla fine di questa giornata da dimenticare per il centrosinistra, dopo essere iniziata con una curiosa attesa di qualcosa che non è successo, il centrodestra deve avere però una preoccupazione: fare bilanci molto buoni non basta per vincere le elezioni. A Perugia quello di Romizi era quasi perfetto, poi si sa come è andata a finire, con una candidata empatica diventata sindaco.


