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Liguria chiama Umbria / Alle regionali ora il Pd si gioca stabilità interna e futuro del campo largo. E torna a puntare sul clima da derby, come a Perugia

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | Il cambio di passo, sul modello usato per il capoluogo: più risorse per la campagna elettorale, svolta a sinistra nel programma, focus sul vincere e non sulle scelte per governare, “chiamata alle armi” dei 180mila voti delle Europee. Ma stavolta con più ansia da prestazione

di Marco Brunacci

PERUGIA – Liguria chiama Umbria. Dopo la sconfitta di Genova, l’Umbria torna ad essere un test nazionale per la tenuta della Schlein.
1.Anche mettendoci fantasia, l’ipotesi avanzata da Donzelli (Fdi) di una vittoria del centrodestra in Emilia Romagna è francamente fuori da ogni radar politico. Quindi torna essere centrale, sia per il centrodestra che per il centrosinistra, il test Umbria. 
Per il centrodestra l’Umbria diventerebbe una buona conferma, anche se – è chiaro dai commenti nazionali – lo scenario che doveva essere scongiurato a tutti i costi era il 3 a 0. Missione compiuta grazie alla performance di Bucci e alla sconfitta di Orlando.
2.Piuttosto il test Umbria diventa decisivo per il Pd e per il centrosinistra. 
Prima di tutto per il Pd: la scorpacciata di voti di centrosinistra fatta dal partito di Schlein è stata venduta come un successo. Più che un successo invece si tratta di un problema: se il Pd cannibalizza agli alleati, come mostrano i numeri liguri su cui abbiamo riflettuto ieri, riduce in cenere M5s e desertifica il centro del centrosinistra, può solo programmare tante altre (belle) sconfitte. Lunga vita alla Meloni è il progetto politico della Schlein? Difficile pensarlo. Altrimenti per Schlein si aprirebbero le porte di un futuro da chitarrista techno più che da leader politico.
Perciò ecco che si torna al test Umbria: se il Pd, con tutto il centrosinistra, non si riscatta, dopo il brutto scivolone della Liguria (altro che record di consensi), si aprirà una stagione di instabilità interna, di veleni, di pericolosi venti correntizi.
3.Ora guardare con attenzione. Diversi segnali dicono che il Pd nazionale sta cambiando registro sull’Umbria. Schlein, con evidente minor entusiasmo, è però pronta ad affiancarsi a Proietti come fatto con Ferdinandi a Perugia. 
E sta per essere riproposto il modello usato nel capoluogo. Svolta e semplificazione con svolta a sinistra nel programma – già fatto -, quindi l’atteso ritorno del decisivo motivetto “vincere, vincere, vinceremo”, copyright Francesco Nicodemo, insieme a consistenti investimenti nella campagna elettorale. 
Importante sarà anche lavorare su un aumento della tensione intorno alla battaglia con Tesei, per portare quell’entusiasmo che finora non c’è stato, con un doppio scopo: 
a. polarizzare la sfida, al fine di ridurre ai minimi termini tutti gli altri concorrenti (operazione perfettamente riuscita a Perugia)
b. fidelizzare i credenti nel verbo del centrosinistra che, in Umbria, dove hanno governato per 50 anni di fila, prima di Tesei, restano tanti. Comunque non meno dei 180mila che hanno votato il centrosinistra alle ultime europee. 
Come si fa? Cercando di replicare il gioco riuscito a Perugia. Far diventare le elezioni, anche quelle in Regione, come un derby da vincere, un Inter-Milan contro la “destre” (a Perugia candidata era una esponente di Fratelli d’Italia, la Scoccia, che era in verità più facile mettere all’indice), pensando a prendere un voto in più (come riuscito a Perugia, uno o poco più), non a come governare.
4.Il Pd si gioca una partita decisiva e cambierà di passo, secondo la linea appena descritta. Ma non stiamo neanche a dire quanto sia importante il risultato dell’Umbria per il campo largo. Perdere l’Umbria sarebbe il de profundis. Detto chiaro: è molto difficile che il campo largo regga anche con un successo in Umbria, ma almeno non viene tumulato il giorno dopo.
Questa situazione porterà più energie (e più soldi) nella campagna elettorale umbra, ma anche più tensioni e ansia da risultato. 
5.E le componenti del campo largo avranno un problema fondamentale: se i vari piccoli leader possono sperare in una poltrona o poltroncina o strapuntino a Palazzo – molto difficilmente da assessore perchè il Pd, anche qui come il Liguria, ragionevolmente farà strike nel centrosinistra – il loro elettorato si convincerà a seguirli e a votarli? 

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