TERNI – Quel “buco” che Bandecchi aveva promesso di chiudere non appena sarebbe diventato sindaco – «Non è possibile che stia così da un anno e mezzo» – verrà chiuso per davvero. Dopo un altro anno e mezzo, per un totale di tre, ma verrà proprio chiuso. E dei progetti di riqualificazione approvati per quell’area, non se ne fa nulla: né della ristrutturazione dei locali sotto le mura merlate che si affacciano su corso Vecchio (avrebbero dovuto ospitare i commercianti che invece sono stati sfrattati), né di quel sistema di lucernai che avrebbe consentito di apprezzare i reperti rinvenuti durante gli scavi archeologici.
Perciò la petizione, per evitare di “seppellire la storia della città”. Tanti ternani la hanno firmata online e altrettanti stanno andando in piazza della Repubblica per mettere il loro nome e fare arrivare all’amministrazione Bandecchi il messaggio che «ciò che è oggi visibile, le fondamenta del chiostro del convento con archi a botte, scenograficamente bello, sarebbe bene illuminarlo e valorizzarlo, non sotterrarlo» «Quel sito merita qualcosa di meglio: un sito archeologico a cielo aperto che mostri le varie fasi di sviluppo di quella porzione di centro storico non è “poca roba” ma una testimonianza unica della storia della nostra città. Valorizzare ciò che ha “anche solo” valore di testimonianza storica e culturale, in una città come la nostra che per i più non ha storia – sottolinea Michele Rossi – ha un valore culturale, documentale e didattico immenso. Se veramente a livello tecnico, come ci è stato detto, non si possono posizionare i vetri sugli archi di fondamenta del convento del cinquecento, allora magari si ragioni su di un consolidamento e su una adeguata recinzione o la creazione di un percorso archeologico».





