TERNI – «La tutela della salute è un diritto fondamentale del cittadino, come recita l’art.32 della Costituzione. E il Servizio sanitatio narionale, istituito nel 1978, ed ispirato ai valori dell’universalità, dell’uguaglianza e dell’equità, è lo strumento scelto dal legislatore per garantire l’esercizio di tale diritto».
Sulla base di questa storica riforma di struttura e del fatto che gli attuali livelli di tutela a lei affidati siano fortemente compromessi, i Dem considerano l’elaborazione programmatica per il rilancio della sanità regionale come parte fondamentale della proposta del Partito Democratico della provincia di Terni in vista delle elezioni regionali. «Dopo 5 anni di governo del centro-destra il
Servizio sanitario regionale, da sempre un vanto per risultati e riconoscimenti, allineato per caratteristiche e solidità ai sistemi leader come Emilia-Romagna e Toscana è stato ridotto ad un laboratorio sulle privatizzazioni e in un sorvegliato speciale, a rischio di commissariamento».
E giù l’elenco delle crigticità: rinuncia alla programmazione con la mancata approvazione del
PSR 2022-2026 e assenza totale di un disegno riformatore; privatizzazione strisciante, attraverso progressivi affidamenti ai privati con la scusa dell’abbattimento delle liste di attesa e una revisione della rete ospedaliera finalizzata a ridimensionare gli ospedali pubblici per programmare i posti letto privati; gravi carenze dei servizi resi ai cittadini, con sempre più pazienti che rinunciano alle cure, liste di attesa interminabili, difficoltà di accesso al pronto soccorso e letti nei corridoi degli ospedali, prosciugamento dei servizi di medicina territoriale nelle periferie; una perdita di efficacia sintetizzata dall’andamento dei flussi di mobilità sanitaria passiva che da attivi a tutto il 2019 passano ad un saldo negativo di oltre 31 milioni di euro nel 2023.
A fronte di una un incremento del fatturato dei privati da 49 ML a 61 ML nel periodo 2020-2022 (+25%) si registra una alto livello di rinuncia alle cure: /’Umbria nel 2022 è la quarta regione italiana con il 9,2% (media nazionale 7,6%- Fond. Gimbe);
- fuga e difficolta nel reclutamento del personale, volatilità estrema del management, spesso di qualità inadeguata.
- La sanità pubblica non è un costo ma un investimento.
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Poi i dati: «Il Censis (Fnomceo-24.10.2023) ha recentemente dimostrato che 1 euro investito in Sanità sviluppa un valore economico pari al doppio e un valore sociale inestimabile, ogni euro investito in prevenzione permette di risparmiarne almeno quattro volte tanto in spese sanitarie, aumentando la qualità e l’aspettativa di vita.
Convinti che, soprattutto dopo la pandemia, sia necessario allineare progressivamente i livelli di finanziamento, rispetto al Pil, alla media dei paesi europei (7,5%), siamo convinti che un robusto sistema sanitario pubblico, inserito in una programmazione di politiche pubbliche intersettoriale in una logica “one health” un vettore di sviluppo, di coesione e, in ultima analisi, di democrazia reale.


