DI DIEGO DIOMEDI
Tra le tante attività riservate alla stampa per il quarantaquattresimo salone nazionale del Bianco Pregiato in Umbria, precisamente a Città di Castello, nei due giorni di novembre (2 e 3 per la stampa), un evento ha letteralmente conquistato il cuore dei presenti. Stiamo parlando naturalmente della caccia al tartufo fatta domenica mattina, una “experience nella natura” con una libera caccia al tartufo, coadiuvati da esperti cacciatori di tartufi (tartufai) e i loro cani. Il giorno precedente, a cena con gli esperti cacciatori di tartufo, si respirava già l’essenza della “caccia” con picchi di emozione altissima. Arrivati nel luogo di partenza dell’attività, i cavatori si preparano e liberano i cani. Si parte dunque per questa passeggiata nei boschi fin quando, dopo alcuni minuti di camminata, un cane fiuta e parte per raggiungere la zona di cerca. Pochi minuti dopo, ecco l’esperto “tartufaio” con un tartufo bianco.

Questo ti permette, come affermano anche i ragazzi del gruppo di cavatori, di avere in primis un momento di svago insieme ad altre persone, di stringere un rapporto stupendo con l’animale e in questo caso il cane e poi, in ultimo ma non per importanza, passare del tempo all’aria aperta che per chi lavoro 8 ore al chiuso è sicuramente una mano santa. Il tutto poi è condito da vere e proprie merende abbondanti, quasi sempre alla fine di una “battuta di caccia” al tartufo.

La merenda del tartufaio
Terminata la caccia vengono stese delle piccole tovaglie a quadri e i cavatori iniziano a tirare fuori dalle auto un vero ben di dio alimentare e non solo. Salsicce, salme, formaggio pecorino e pane fresco. Vino rosso leggero tipico della zona (cannaiola) e per concludere pasticceria secca e vin santo. Sia il vino dolce che la pasticceria secca sono stati fatti dai cavatori o dalle loro madri/mogli. Una vera merenda sostanziosa prima di tornare in centro per affrontare un pranzo di gala assai diverso.


