di Francesca Cecchini
PERUGIA – Ambientato tra Roma e dintorni, il film “Romantiche”, diretto e interpretato da Pilar Fogliati, offre uno sguardo sul mondo femminile attraverso la vita quotidiana – affrontata tra fragilità, paure e incertezze – di quattro donne: Eugenia, aspirante sceneggiatrice siciliana con il “caschetto pieno di sogni”, Uvetta, appartenente alla nobiltà e bisognosa di concretezza e di “impastare” con le proprie mani; Michela in bilico tra la genuina routine di provincia e una vecchia fiamma; Tazia, la più forte di carattere, decisa e sicura di sé (almeno all’apparenza). Tutte alla ricerca di una svolta (emotiva) della quale parlano in costante seduta con la stessa psicologa (interpretata da Barbora Bobulova).
Giovedì 28 novembre alle 21 la Fogliati arriverà al PostModernissimo di Perugia per incontrare il pubblico, rimanendo poi in sala per il successivo momento di confronto con gli spettatori, dopo la visione del film (premiato con il Nastro D’Argento 2023 per la Migliore attrice e con il Globo d’Oro 2023 per la Miglior commedia e, anche in questo caso, per la Miglior Attrice).
Guardando il film, molto piacevole e scorrevole, scena dopo scena, emergono quattro linee femminili (tutte interpretate con grande disinvoltura dalla Fogliati) molto distinte ma legate, come suddetto, dal filo della fragilità e dell’incomprensione ma anche, come spiega a Umbria7 la regista, da «una linfa romantica. Sono naif ma, allo stesso tempo, hanno questa segreta disperazione dietro gli occhi che le fa essere comunque molto vitali».
Quattro caratteri portanti scelti, asserisce sorridendo la Fogliati, perché «sono dei personaggi che abitano dentro questa sorta di condominio che è il mio corpo». Ognuna di loro appartiene a un ambiente sociale differente e, nella stesura, la regista ha cercato di immaginare «dei caratteri femminili che mi incuriosiscono». Una visione di personaggi «che non dovevano essere straordinari ma meravigliosamente ordinari». Un’ordinarietà che, come accade nella vita reale, quando giunge al punto di rottura fa emergere la verità di fondo dell’essere umano: la timida alza la voce e diventa incredibilmente coraggiosa, l’insicura che si atteggia da “bulla” per coprire le proprie paure si rivela poi molto più umana di quello che sembra. Una visione dei personaggi, quindi, che seppur può apparire a momenti esasperata lascia buoni motivi per sorridere. Anche perché condita da atteggiamenti buffi . Ognuna delle protagoniste ha un lato che ispira simpatia allo spettatore, e anche la più “spocchiosa” di loro non riesce, nonostante l’impegno, a non entrare nel cuore di chi assiste alla proiezione.
Lo stereotipo è un escamotage con il quale «può essere divertente giocare» ma poi, quando cala la maschera, la verità emerge e i luoghi comuni cadono a pezzi. Ci si ritrova così ad apprezzare i cliché, che ben conosciamo e che ci sembrano terreno facile sul quale camminare, ma poi, quando Eugenia, Uvetta, Michela e Tazia arrivano a una svolta, si rimane fermi a riflettere su noi stessi. Perché quello che rappresentano è esattamente ciò che siamo anche noi. La loro è lo specchio di una vita qualunque che potrebbe essere tranquillamente la nostra. Ma ce ne accorgiamo solo man mano che il film va avanti. E la Fogliati è brava a riportare a galla (nel pubblico quanto nelle comprimarie) quei sentimenti sopiti ai quali difficilmente – troppo presi dal tran tran frenetico di ogni giorno – ci ricordiamo di fare attenzione: «Vedo le persone e mi chiedo sempre cosa ci sia dietro quello che mostrano».
In “Romantiche” c’è un intreccio di personaggi collaterali che si ritrovano o si incrociano di tanto in tanto nelle scene che scorrono. Un passaggio che sembra far sentire tutto più “familiare”: un po’ come sentirsi complici di una narrazione che si conosce tanto da vicino che sembra quasi di viverla insieme alle protagoniste e le loro amiche. Lo spettatore ha così modo di accarezzare un punto di vista che rispecchia la cultura italiana. Quella fatta di parole, di fatti raccontati nel quartiere, ma anche di condivisione.
E dei fatti che ascoltiamo affacciati al balcone possiamo anche, per certi versi, conoscere la svolta risolutiva determinata dal coraggio delle azioni (allerta spoiler): Eugenia non molla, Uvetta con occhi puri abbraccia la vita reale fatta di gesti concreti (e anche farina), Michela si dimostra decisa, convinta e non tradisce la fierezza della sua periferia, Tazia, bando alle apparenze, lavora su se stessa e inizia un percorso che la porta a cogliere ciò che la fa stare bene senza pensare troppo agli altri.
Proprio “Tata” pronuncia le parole finali della pellicola: «Faccio le cose per me non per lui». Una sorta di messaggio che chiude questi capitoli di storie: «Non esiste la strada giusta o la strada sbagliata» ma esiste comunque una strada adatta ad ognuno di noi «ed è quella che queste ragazze stanno cercando». E la trovano infatti in chiusura del film, dopo un viaggio interiore fatto di domande e riflessioni, forse anche di istinto. Come accade a tutti. Come accade a una qualunque ragazza della porta accanto. Non ci sono eroine, sono donne che «sempre rimanendo coerenti con il loro personaggio e con i propri limiti, hanno una piccola rivelazione che fa fare loro un passo avanti». Un passo che arriva dopo qualche filo di amarezza nascosto nella commedia.
Oltre l’incursione nella musica di Mina ad accompagnare “Romantiche” è Levante, che recita anche una piccola parte: perché proprio lei?
«Levante è un’artista che ho sempre molto apprezzato perché ha una penna meravigliosa. Le sue canzoni sembrano delle piccole sceneggiature. È una cantautrice molto autoriale, quindi, mi piaceva coinvolgerla nella colonna sonora. Sentivo forte questa sua identità. Ed è una donna che sa raccontare molto bene il femminile». Melodie scelte insieme perché potessero accompagnare lo scorrere delle immagini: «Volevo qualcosa di estremamente raffinato e pieno di grazia, un po’ come è lei» anche per equilibrare l’andamento del film e per cercare di «offrire una sorta di purezza alla commedia».
Il film chiude con “Leggera”. Riprendendo le parole del testo di Levante e pensando a Eugenia, Uvetta, Michela e Tazia, quanti sogni servono a sentir di meritare?
«È la potenza del tuo sogno, non la quantità, che ti dà quella forza “romantica” che ti fa andare avanti. E la potenza del sogno va protetta».
Una curiosità. In “Romantiche” c’è un forte richiamo a frutta e ortaggi. Abbiamo l’olio su “mela” di Eugenia, il “sedano” della canzone di Lia e la “zucchina” di Tazia («Sei un fagiano e il fagiano sta bene solo con la zucchina. Io avrò anche un sacco di difetti ma non sono una zucchina»). Un richiamo all’arte e alla natura morta: personaggi chiusi in una cornice e dipinti con tonalità diverse su una tela. Ma, a differenza delle opere, sono decisamente pieni di vita e coinvolgenti.



