CITTÀ DI CASTELLO (Perugia) – Boom di visitatori per un evento storico. Un successo che ha superato ogni aspettativa quello che ha caratterizzato i quattro giorni, dal 7 al 10 novembre, di celebrazione degli 800 anni dell’Impressione delle Stimmati di San Francesco, nati dalla sinergia Diocesi di Città di Castello e Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri con un programma di eventi che ha visto arte, musica e spiritualità unite in un unico grande progetto.
L’enorme Sacco di Alberto Burri, realizzato nel 1969 come fondale scenografico del primo atto del dramma di Ignazio Silone, “L’avventura di un povero cristiano”, esposto nella cattedrale di Città di Castello, ha richiamato un flusso continuo di visitatori. Sotto gli occhi dei volontari de “Le Rose di Gerico”, che hanno vigilato attentamente in Duomo, sono sfilate migliaia di persone, – esattamente 5336 in quattro giorni – tra cui molti giovani, tutti colpiti dalla bellezza dell’opera di Burri incastonata perfettamente nella ricca architettura della basilica, tra le rinascimentali decorazioni pittoriche che narrano le santità tifernati. Il Sacco di Burri esposto nell’insolita cornice religiosa è stato fotografato da migliaia di persone che hanno pubblicato i propri scatti nei canali social creando un circuito di like e condivisioni che ha superato ogni aspettativa: il binomio arte contemporanea e sacra è stato apprezzato e commentato da utenti di tutto di mondo che hanno avuto modo di conoscere non solo l’arte del Maestro, la bravura musicale della Schola Cantorum “Anton Maria Abbatini” e dell’Orchestra Oida di Arezzo, ma anche la bellezza della Basilica Cattedrale e della città.
Se il convegno in programma sabato 9 novembre dal titolo “Francesco e Burri. Una povertà regale” ha visto gli importanti interventi di mons. Luciano Paolucci Bedini, vescovo della diocesi di Città di Castello, monsignor Nazzareno Marconi, presidente della Conferenza Episcopale Marchigiana, Bruno Corà, presidente della Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, il maestro Stefano Ragni, critico musicale e fra Giuseppe Magrino, maestro emerito della Cappella Musicale della Basilica Papale di San Francesco in Assisi, autore dell’Oratorio “La Stimmate”, la significativa iniziativa ha visto la Basilica molto affollata ed un pubblico partecipe ed interessato. Domenica 10 novembre l’evento clou delle celebrazioni è stato il Concerto in onore dei Santi Patroni Florido e Amanzio, “Le Stimmate”, oratorio per soli, coro e orchestra composto, composto nel 1997, da padre Magrino ed eseguito, per la prima volta, dalla Schola cantorum “Anton Maria Abbatini” e dalla Oida – Orchestra instabile di Arezzo. Diretto dal Maestro Alessandro Bianconi, la composizione di fra Giuseppe Magnino, grazie alla bravura dell’orchestra, del coro della Scuola Cantorum “Anton Maria Abbatini” e dei solisti, Matteo Laconi, Diego Savini e Myung Jae Kho, ha incantato il pubblico presente. Una cattedrale talmente piena di persone da non trovare più spazio, che hanno applaudito energicamente un concerto unico in un’atmosfera altrettanto unica. Il primo, solennemente silenzioso, spettatore del concerto è stato il grande Sacco di Burri vibrante al centro dell’abside sopra il coro della Schola Cantorum . Dicono dalla Fondazione Burri: «E se lunedì 11 novembre, con lo smontaggio del grande Sacco di Burri, il Duomo sembra tornato alla sua sacra normalità in vista della celebrazione dei Santi patroni di Città di Castello, San Florido ed Amanzio, mercoledì 13 novembre, il ricordo di questi quattro giorni difficilmente sarà estinto, non solo nella mente degli organizzatori, ma anche dei tantissimi tifernati che hanno partecipato. Il binomio Francesco-Burri, e la sinergia tra Diocesi di Città di Castello e Fondazione Burri, ha raggiunto l’obiettivo: donare ai tifernati, e non solo, un importante momento di riavvicinamento spirituale e culturale sotto il segno artistico e musicale. Probabilmente mai così tanti tifernati, in così pochi giorni, hanno ammirato da vicino un’opera del maestro Burri mostrandola, attraverso i propri canali social, a tutto il mondo con quel pizzico di orgoglio che sarebbe sempre auspicabile».


