NARNI (Terni) – Arrivando a Narni da Terni percorrendo la via Flaminia, si attraversa la porta Ternana e si arriva a piazza Garibaldi. Un sobbalzo: l’antica fontana medioevale a pianta poligonale, con la coppa in bronzo, ricostruita nel 1527, non c’è più! «Siamo in presenza della “Fontana negata” – tuonano gli architetti Sandro Anelli e Alberto Matticari – Di fatto il bene, la bellezza, la Fontana, che sarebbe stato imperativo tutelare, non sarà mai più la protagonista dello spazio piazza, bensì un elemento qualsiasi, per giunta nascosto, del “nuovo vestito a festa”, dell’ultimo intervento realizzato a Narni. L’impressione del declino aumenta man mano che percorriamo le vie Narnesi, atmosfera di abbandono diffusa: auto parcheggiate ovunque, serrande abbassate, così come bassi e tristi sembrano pure gli sguardi dei cittadini. Speriamo sia soltanto un’impressione……»
La maggior parte delle attività commerciali e dei servizi – ricordano Anelli e Matticari – sono fuggiti dal centro lasciando in “braghe di tela” coloro, per lo più anziani disillusi e rassegnati, che ancora vivono con sempre maggior disagio il centro storico. Tutti o quasi sono migrati verso Narni Scalo, una delle peggiori periferie possibili, eletta suo malgrado ad essere la “Narni del futuro”. Narni era il paradiso, che evidentemente i narnesi inconsapevoli non hanno meritato, scendendo al purgatorio uno ad uno, invitati dal formicolio della sciatta quotidianità che li ha fagocitati, rendendoli ormai specchio di quell’inconsapevole squallore …

«E’ la celebrazione della sconfitta di un gioiello, Il centro storico di Narni, a vantaggio di un oggettivamente brutto, urbanisticamente confuso agglomerato di edifici senza senso e senza qualità, Narni Scalo appunto. Qui l’asse viario principale, potremmo affermare l’unico, via Tuderte, ospita di tutto alla rinfusa: abitazioni, negozi, inclusi fra i migliori del centro storico di Narni, costretti a scendere “allo scalo”, traffico caotico come in una disordinata metropoli, persino improbabili e pericolose piste ciclabili, forzatamente inserite su entrambi i lati della via principale, per strizzare l’occhio ad una presunta contemporanea sensibilità ecologica. Cosa è accaduto a Narni Città almeno negli ultimi venti anni per ridurla in tale stato? Perché i Cittadini Narnesi non si ribellano? Perché accettano passivamente tutto ciò che avviene alle loro spalle e sulla loro pelle? Quale è stato il mandato e l’obiettivo della politica in questi ultimi venti anni almeno? Svuotare un centro storico e deportarlo a pezzi in un non luogo, privo di anima, progettualità architettonica ed urbanistica? Narni antica bella dominante e fiera, concentrato di storia arte cultura e architettura, è ancora così, ma qualcuno ha voluto sostituire quell’ antica con “vecchia”, togliendole man mano con ogni attività la vitalità. Una volta si usciva da Narni e si vedeva il rudere del complesso delle Grazie sulla sinistra che agonizzava abbandonato, ora sembra che fosse presagio dello stesso destino, come l’inizio di un male che ha poi inesorabilmente contagiato tutta la città e quale sarà il futuro? Un bell’albergo diffuso da aprire per la Corsa all’Anello? E dov’è la vita quella vera? Forse doveva essere in quella piazza nuova, piazza che invece ha perso la sua identità di materiali e di forma, soluzione di continuità in tutto, che ha rotto l’armonia del genius loci e che richiama alle più comuni piazze standard europee, prototipi ritenuti buoni per ogni dove ma fatti per nessun posto, vuoti, ma un vuoto è accettabile dove non c’era nulla! Quando il tessuto sociale e produttivo di un centro antico si depaupera, il centro antico muore, è chiaro a tutti! Perché far morire il vecchio per il nuovo, un nuovo di scadente qualità per giunta, insipienza, incapacità o interesse di parte?
Gli amministratori avrebbero dovuto favorire ed incentivare chi avesse voluto restare o insediarsi nel centro storico, agendo con leve fiscali magari o quant’altro fosse stato utile ed efficace a trattenere e favorire vecchie e nuove attività. Le soluzioni spettano alla politica, se e quando ha idee, competenza e buona fede per fare gli interessi dei cittadini e del patrimonio architettonico ed artistico, che appartiene loro. Purtroppo assistiamo alla vittoria della tristezza sulla gioia, del brutto sul bello, dell’ignoranza sulla lungimiranza, della passività scontata sulla sana ribellione.
Non possiamo credere che non si possa invertire la tendenza ed intraprendere un percorso diverso, sviluppare una nuova visione di Narni, non possiamo credere che tutti continuino a sopportare senza reagire, che i Narnesi non abbiano più amor proprio, dignità, orgoglio e memoria dei grandi valori passati. Non possiamo credere che i Narnesi non siano più in grado di riorganizzarsi e contrastare con forza e determinazione lo svuotamento della loro città e questa incapacità amministrativa, che fino ad oggi ha deciso per tutti, danneggiando molti, almeno per i prossimi decenni. Gli amministratori sembrano aver orientato la crescita culturale, mancata clamorosamente, quasi unicamente sull’offerta gastronomica delle ostarie, durante i trenta giorni della Corsa all’Anello, importante pezzo di storia senza dubbio ma, forse troppo poco.
Oltre alle attività del Teatro Manini, di Narni Immaginaria e di Narni Sotterranea, insieme a qualche altro sporadico evento, che accendono luci di interesse e di qualità nel corso dell’anno, c’è solo il deserto. Anche l’unico Museo della città, il Museo Eroli, è stato impietosamente lasciato vegetare in un angolo, così come “La Rocca Albornoz”. E’ un dovere ed un diritto reagire con coraggio. E’ un dovere irrinunciabile anche nei confronti di chi ha fatto grande Narni, almeno nel recente passato, i Manini, i Castellani e tante tante altre personalità, che con la loro cultura, il loro impegno ed il loro lavoro hanno tanto dato alla Città ed a tutti noi».


