TERNI – Non è stato un bel risveglio. Nelle chat ternane di Fratelli d’Italia, malumori e scoramenti. Perché il partito della Meloni si aspettava la vittoria della Regione e un ruolo di primo piano per i ternani, con una pattuglia di eletti di tutto rispetto. E perché nella sconfitta, i rappresentanti ternani eletti in consiglio regionale sono solo Eleonora Pace e Paola Agabiti Urbani. Fuori il consigliere uscente Daniele Nicchi, che pure nelle preferenze non è andato male. Bocciato Marco Celestino Cecconi che pure si era ritrovato in una campagna elettorale per lui subito in salita: da avversario acerrimo di Bandecchi ad alleato poco credibile nel giro di un paio di giorni. Lo scontro è proprio sull’alleanza con Bandecchi. Un pezzo rilevante del partito è convinto che per Fratelli d’Italia sia stato un suicidio annunciato.
I meloniani dicono di essersi trovati sulle spalle un alleato troppo ingombrante ed una candidata presidente troppo debole.
FdI sulla alleanza con Bandecchi aveva già pagato un prezzo altissimo: la fuoriuscita di fuoriuscita di Orlando Masselli e di Cinzia Fabrizi dal gruppo consigliere e da partito.
Ma se la resa di conti all’interno di Fratelli d’Italia all’indomani della sconfitta era ovvia, la tensione all’interno del Pd vittorioso è davvero clamorosa.
Lo scontro tra Francesco De Rebotti detto Lillo e Francesco Filipponi ha lasciato sangue sul selciato. Una vera e propria conta all’interno del partito, che ha riguardato anche i territori limitrofi come il Narnese, l’Amerino e la Valnerina. Nella geografia dei Dem è chiaro che De Rebotti ha avuto nel suo carburante non solo i dieci brillanti anni da sindaco di Narni, ma anche quello che resta dell’apparato del partito.
De Rebotti ha intercettato una marea di voti. Bene hanno fatto Francesco Filipponi e Maria Grazia proietti, ma sono stati cavalieri solitari: non hanno potuto fare affidamento sulle segreterie provinciali e comunali. Una tensione che potrebbe avere contraccolpi in consiglio comunale. Ad oggi non appare scontato che Filipponi si dimetta dalla carica di capogruppo del Pd a Palazzo Spada. E se Filipponi continuasse a fare anche il consigliere comunale oltre a quello regionale, salterebbe l’ingresso di Michele Di Girolamo, figlio dell’ex sindaco Leo, ritenuto uno dei più autorevoli capisaldi del “vecchio” Pd.


