di Marco Brunacci
PERUGIA – Dopo voto/1. Cosa insegnano le elezioni regionali, versante centrodestra.
1.Detto tutto in maniera diretta. Con il numero dei voti assoluti in queste ultime elezioni, Tesei avrebbe perso anche con il derelitto Bianconi, la volta scorsa. Secondo dato: rispetto alle Europee di giugno, il centrodestra alle regionali ha perso 60 mila voti (quasi interamente Fdi).
Umbria7 ha evidenziato tutto in tempo reale. I flussi elettorali qui servono solo a dire che il centrodestra non è riuscito, nonostante i tanti combattivi candidati in campo, a dare un buon motivo agli elettori per recarsi alle urne. Mancano all’appello gli elettori moderati. Tenendo presente che il voto cattolico organizzato da associazioni o parrocchie è da considerare in larga parte di centrosinistra. Non è più determinante come un tempo, ma è schierato, magari con qualche piccolo o grande rimorso di coscienza. Questo ragionamento pprta con sé un corollario: se il centrodestra, Fdi in particolare, non torna a motivare il voto di opinione, che ultimamente lo ha premiato, non rischia nelle elezioni locali, ma può considerare perso, in tempi brevi, il governo nazionale. Il caso Umbria non è un problema per Tesei, è un problema per Meloni.
2.Se la democrazia ha un verso e un verso la politica che la segue, si deve prendere atto che gli elettori umbri hanno premiato una proposta radicale, con forti connotazioni di sinistra, insieme al desiderio di provare il nuovo. E non sfugge a nessuno che il nuovo è contenuto in due candidature femminili entrambe civiche. Se il centrodestra non vuol tornare nelle catacombe, come nei 50 anni trascorsi dal primo regionalismo al 2019, deve iniziare a pensare a una figura civica per provare a riprendersi l’Umbria. Sì, è vero: per tanti versi trattasi di “mission impossible”, ma c’è il dovere nei confronti degli elettori di provarci. Pensarci subito non vuol dire decidere domani. Significa mettersi a costruire l’alternativa, iniziando dalle tante tornate elettorali dei prossimi 5 anni. Ma fornendo da subito a questo progetto da “società aperta”, da “conservatorismo progressista”, comunque innovativo, molto più aperto di ora, capace di superare egoismi miopi di partito o di corrente, un supporto di idee e mezzi, a partire dal decisivo campo dell’informazione (Elon Musk può stare anche tanto antipatico, ma qualcosa su come si combattono le battaglie politiche nella presente generazione lo avrà insegnato o no?).


