di Marco Brunacci
PERUGIA – Con il ritorno dell’Umbria dei “rossi per sempre”, macchina indietro a qualche anno fa anche nelle “diverse sensibilità”, o vere o proprie divisioni con antagonismo spesso ai limiti (e pure oltre) la lite, tra le due “anime” del centrosinistra vincente del nuovo millennio: per semplificare al massimo, tagliando la realtà a grandi blocchi, un’anima post-comunista e un’anima post-democristiana.
E allora ecco che in queste ore si consuma probabilmente la battaglia decisiva per la nascita della nuova giunta regionale. Il campo prescelto non poteva che essere la sanità. La presidente Proietti, che incarna l’anima moderata della coalizione, forte del pronunciamento della sua lista (Umbria futura), farà con ogni probabilità l’ultimo tentativo per lasciar fuori dal “core power” sanitario il segretario regionale del Pd, Tommaso Bori,
Il tentativo di proporre a Bori qualunque altro incarico è già fallito: il segretario Pd più vincente d’Italia non sente storie. Lo ha notificato a tutti i livelli. Ha ottenuto l’imprimatur di Roma, dal suo partito e da Schlein in persona, non intende fare nessun passo, né indietro né di lato. In questo è stato di una chiarezza persino disarmante. Nessun sotterfugio. A poco sono valse le lamentele del vecchio potere sanitario di centrosinistra, che pensava di essere tornato all’antico sic et sempliciter.
Bori è il nuovo, fa un po’ paura a tanti. Il suo non avere un passato di governo un po’ spaventa. Gli equilibri si infrangono facilmente in un settore così tanto complesso e decisivo per i cittadini, che danno ascolto anche alle “sante bugie” dette in campagna elettorale, pur di sperare in un futuro migliore. Ma Bori ritiene che la sua sia una forza, non certo una debolezza. E intende capitalizzare il suo indubitabile successo, ottenendo l’assessorato alla sanità.
Proietti ha tentato di buttare là che intendeva tenere la delega della sanità. Che sarebbe come se Giorgia Meloni prendesse anche il dicastero del Mef e pure quello degli Esteri: un monocolore della presidente. Oltre che un ingorgo di attribuzioni di fatto quasi impossibile da gestire. Ma Proietti un’arma per limitare Bori ancora l’ha in mano: potrebbe rendere meno pesante la delega sanitaria, tenendosi il bilancio o forse anche la programmazione. O magari anche solo la programmazione. Non sono fantasie, si sono ascoltate discussioni. Qualcuno pensa che Bori potrebbe accettare? Suvvia: se la democrazia ha un senso e la politica gli va dietro, chi vince sceglie. Chi stravince (Bori) sceglie vieppiù. Non c’è margine per giochi e giochetti.
Il passaggio sulla sanità resta comunque delicatissimo. Il centrosinistra tornato al potere non si può permettere che le due “anime” ricomincino a scontrarsi subito. Proietti potrebbe dover ripiegare su un controllo stringente sulla sanità (non solo legittimo, ma anche doveroso), magari attraverso una esperta come Rosignoli, la quale diventerebbe una sorta di super consulente della presidenza della Giunta, anche se all’inizio è stata immaginata come assessore. Tanto più che per la sanità c’è l’appuntamento dei tre mesi, quando succederà che le liste d’attesa resteranno più o meno quelle che sono oggi, rendendo evidente a tutti che abbatterle con la bacchetta magica era una “santa bugia” per far vincere i “sostanzialmente buoni”. Ma da lì in poi si tornerà a tentare di dar risposte ai tanti problemi che la sanità ha, qui come altrove, e che ai cittadini stanno ovviamente tanto a cuore.


