di Marco Brunacci
PERUGIA – Action movie? Molto di più. Umbria7 aveva previsto colpi di scena, ma al confronto i tre assessori del Pd, con Terni rappresentato finalmente, quindi Bori, Simona Meloni e De Rebotti, con la Proietti che rinuncia all’assessore della sua lista – come anticipato da Umbria7 – e Avs che porta in Giunta uno tra Santi e Barcaioli, ma ancora non ha deciso, sono nulla rispetto al fatto che Thomas De Luca, giovane emergente, talento sicuro, ma anche di posizioni molto radicali, è diventato nell’accordo trovato il nuovo assessore all’ambiente come aveva chiesto e come insisteva per avere.
Il colpo di scena De Luca non riguarda gli equilibri interni della politica, è un messaggio forte e chiaro della giunta Proietti all’imprenditoria umbra. De Luca, sempre lucido e molto preparato, aveva attaccato negli ultimi anni (e anche ultimi mesi) mica poco la più grande azienda umbra, l’Ast, l’acciaieria, alla quale si deve una parte rilevante dell’occupazione industriale umbra, della ricchezza prodotta e quindi del Pil dell’Umbria. Difficile che da quelle parti stiano facendo salti di gioia. Ma si pensa anche alla ossatura dell’impresa regionale che probabilmente avrebbe considerato come un’importante attenzione una scelta diversa sul nome dell’assessore all’ambiente. Qui la svolta della Giunta Proietti è davvero radicale.
Almeno come messaggio che arriva in questo momento. Poi si vedrà l’atteggiamento, la determinazione di un politico di giovane generazione, in gamba, preparato, capace, ma anche molto radicale come Thomas De Luca.
Per il resto: la sanità, come si è detto, resta a Proietti (con Donetti direttore generale). E con un’affermazione che farà discutere: «Risistemo in un anno la sanità e poi vediamo».
Tommaso Bori ottiene i suoi successi, tenendo presente che al telefono aveva Schlein e Bonaccini, che ovviamente chiedevano una intesa.
Per il Pd c’è il terzo assessore. Magari l’accordo non è fantastico ma andava trovato e il giovane segretario vincente del Pd ha dimostrato di essere flessibile e ragionevole. Bori sarà vicepresidente e guiderà il bilancio e potrà far sentire (quanto?) la sua voce in sanità.
Sulle deleghe invece siamo in alto mare. Se entra Barcaioli l’agricoltura a Meloni è più difficile. Se c’è Santi invece tocca a lui lo sviluppo economico. De Rebotti vicino alle infrastrutture.
Dato che le tensioni sono state forti e ci sono tutt’ora per la rinuncia di Bori alla sanità, va detto che la voce del Pd si farà sentire anche in Assemblea legislativa. La Tagliaferri ha probabilità zero – occhio e croce – di diventare presidente del consiglio regionale. Il dialogante Betti sarà capogruppo. Una donna Pd farà la presidente. Così dicono.


