Au. Prov.
TERNI – L’operazione di internalizzare la refezione scolastica comunale è saltata. Per lungo tempo il sindaco Stefano Bandecchi ha pensato di gestirla “in house” riaprendo le cucine comunali e facendole gestire dalla municipalizzata Terni Reti. Cuoche ed aiuto cuoche assunte dalla società che ora si occupa di mobilità, dell’aviosuperficie Leonardi, di piccole manutenzioni pubbliche. Un progetto accarezzato per mesi e poi naufragato di fronte ad un progetto dai costi incerti e dalla portata molto ampia. Un piano nell’ottica del fai da te tanto caro a Bandecchi che in 19 mesi ha fatto assumere al Comune 17 operai e ha portato alla creazione di un parco mezzi infinito, volto soprattutto a tappare migliaia di buche.
Accantonata l’operazione Terni Reti, non è restato altro che tornare ai bandi pubblici per gli appalti al fine di individuare sul mercato una grande azienda in grado di preparare mezzo milione di pasti ogni anno per 12milioni di euro nel quadriennio. «Il contratto avrà durata quadriennale, a partire dal primo settembre 2025 sino al 31 luglio 2029. Il valore della concessione è pari ad euro 12.231.080,82 (Iva 4% esclusa) oltre agli oneri per la sicurezza pari ad euro 7.180,32 (IVA esclusa)»
Certo, Bandecchi ha provato a metterci qualcosa del suo. Ha rispolverato una delle sue battaglie per i prodotti del territorio facendo inserire nel capitolato di gara la tutela del pane di Terni e dell’olio Evo. I bambini ternani, insomma, mangeranno prodotti Dop, seppur limitatamente a pane e olio. Anche l’acqua sarà ternana, ma microfiltrata. Forse un po’ poco per dire che è stato salvato il “made in Terni” e più complessivamente il “made in Italy”. Ma questa, come noto, è anche una battaglia della destra. Anche se, poi è davvero molto difficile costringere i fornitori a ripudiare la carne francese e a servire in tavola solo la chianina.


