SPOLETO (Perugia) – È umbro il primo beato dell’anno giubilare. Nella basilica di San Giovanni in Laterano in Roma, domenica 12 gennaio, si è svolto di beatificazione del terzo moderatore generale dei Missionari del Preziosissimo Sangue, lo spoletino don Giovanni Merlini.
Un uomo di preghiera, che ha saputo unire nella sua vita e nel suo apostolato la dimensione attiva e quella contemplativa, che ha saputo governare con la virtù della prudenza, che ha saputo relazionarsi con amicizia verso tutti. Questo il ritratto del sacerdote, nato a Spoleto nel 1795 e morto a Roma nel 1873. È stato il cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi. Tra i concelebranti l’arcivescovo di Spoleto-Norcia, monsignor Renato Boccardo e alcuni missionari del Preziosissimo Sangue che svolgono il servizio pastorale in diocesi.
Il cardinale Semeraro, nell’omelia, ha ricordato ricorda che le testimonianze raccolte nel processo per la sua beatificazione e canonizzazione unanimemente hanno riconosciuto il dono della preghiera accolto pienamente da Merlini, tanto che può essere considerato senza dubbio “un uomo di preghiera”. Una preghiera che in lui diveniva abitualmente contemplazione. “Un testimone – riferisce il porporato – ha dichiarato: «Gridai, domandando permesso di entrare e neppure mi rispose. Entrai nella stanza, mi appressai a lui che diceva l’Uffizio e lo trovai come estatico, senza che si avvedesse di nulla, e perciò fui costretto ad uscire dalla stanza con ammirazione senza potergli parlare. Faccio notare che il suo volto era come ridente, e bello in modo non ordinario».
Merlini, tuttavia, non trascurò l’ardore missionario: soprattutto nella predicazione (cosa per la quale era molto stimato da san Gaspare). Inoltre, mise in pratica «ottime capacità di governo, arricchito dalla virtù della prudenza», sottolinea ancora Semeraro. Virtù cardinale, questa, particolarmente importante a chi ricopre un ruolo di guida. Citando san Tommaso d’Aquino, ricorda che “è prudente chi sa decidere il da farsi concretamente e sa farlo con sapienza. Del beato Giovanni Merlini i testimoni del processo per la beatificazione dicono che «esercitava la virtù della prudenza in modo veramente straordinario: studiava le situazioni, consultava e interveniva in forme adatte e questo, specialmente in decisioni difficili per le persone, con carità». Il cardinale ha colto l’occasione per rammendare la «necessità di mantenere unite le dimensioni contemplative e attive della vita spirituale. E lo fa anche perché è il Papa stesso che in più circostanze lo rimarca. Non sono vite alternative ma complementari, anzi consequenziali». L’ulteriore caratteristica di Merlini, messa in luce nell’omelia, è la capacità del religioso di «saper tessere relazioni di amicizia autentica con tutti. Una qualità di cui chiediamo dono per ciascuno, soprattutto nell’anno santo giubilare: un tempo opportuno per vivere appunto in amicizia e speranza, attraverso l’abbondanza di gesti semplici. Come ha scritto Papa Francesco nella sua Bolla di indizione del Giubileo 2025: un sorriso, uno sguardo fraterno, un ascolto sincero, un servizio gratuito».


