Nella “Terni disegnata” di Luciano Baldi cento personaggi si raccontano nello specchio della satira

In Bct la mostra dell’architetto con l’anima da vignettista. «Un excursus non richiesto della fauna umana della città a partire dagli anni ‘80»

TERNI – In prima fila, vicini vicini, il sindaco di Terni Bandecchi con il bastone pastorale in mano e l’ex sindaco Latini che invece in mano tiene il pallone da calcio. D’altronde lo sanno anche i sassi che per Bandecchi San Valentino è vera e propria ossessione (di sviluppo turistico), così come sanno anche i sassi che il progetto stadio-clinica della Ternana calcio (con Bandecchi presidente) risale alla consiliatura di Latini.

Poi, sempre in prima fila, gli ancora più ex sindaci Raffaelli e Ciaurro, divisi dell’artista Eliseo Mattiacci, che per Terni ha creato quei ricci in cemento che un tempo andarono ad impreziosire via Petroni e che ora si trovano collocati all’interno del parco Ciaurro. In seconda e terza fila un’infinità di personalità del mondo della politica e delle professioni.

Amministratori, notabili, soprattutto ternani, nella “Terni disegnata” di Luciano Baldi. «Un excursus non richiesto – ironizza l’architetto con l’anima da vignettista – a partire dagli anni ‘80 fino ai giorni nostri, una narrazione in chiave satirica con suggestioni felliniane e sfumature grottesche della “fauna umana” della città».

Un caso forse unico ed emblematico di memoria collettiva tratteggiata con toni caricaturali, dalla quale emergono avvenimenti e personaggi che ne hanno caratterizzato il recente passato. Non è una novità di adesso il rapporto di complicità tra satira e città,  quindi come non evocare la straordinaria figura di Furio Miselli, poeta dialettale pungente e scanzonato e  del suo celebrato quindicinale Lu Sborbottu  «che scappa quanno ji pare».

C’è anche Baldi nella “Terni disegnata di Baldi”. Ovvio. Insieme a Bruno Barabani e Massimo Laureti, in diretta tivvù Baldi faceva le vignette della Ternana mentre i due giornalisti sportivi commentavano una partita. Quindi Baldi, Barabani, Laureti, Patalocco (caposervizio de Il Messaggero nel lugo periodo di collaborazione di Baldi), ma poi storici, segretari di partito, sindacalisti. Dagli anni Ottanta ad oggi Luciano Baldi avrà fatto un migliaio di caricature. Cento della quali saranno esposte dal 17 al 26 febbraio nella chiostrina della Bct .

Una rievocazione di uno spaccato di vita e costume di una tipica provincia Italiana nella quale si riflettono valori di un immaginario collettivo e di un bisogno di continuità tra passato e presente.  O forse di “un passato che non vuole passare”.  Una caratteristica quest’ultima – per alcuni una vera e propria patologia – della città per la quale è stato anche coniato il termine “Ternitudine”, un atteggiamento nostalgico ben conosciuto e niente affatto gradito dalle nuove generazioni. Un articolato status di mancanza di autostima in un mix tra dubbio e incertezza legati alla sensazione di non sentirsi all’altezza e che inevitabilmente si trasforma nella critica disfattista e nel lamento verso qualunque iniziativa di cui si abbia notizia, spesso con un atteggiamento superficiale che rasenta la frustrazione e altre forme di disagio. Un attaccamento ad un glorioso passato “d’acciaio” che ad esempio non ha mai consentito paradossalmente una sinergia sentimentale tra la città e San Valentino, spesso percepita come una sorta di ulteriore e marginale frustrazione tra l’immagine consolidata di Town of steel e la ricerca di identità alternative.  In questo caso il tema dell’amore universale, peraltro con uno straordinario appeal internazionale « noi famo l’acciaio mica li cioccolatini»  in un ricorrente sberleffo campanilista con Perugia, veicolato da Striscia la Notizia e assurto alle cronache nazionali. Un “noi” inclusivo che tende ad affermare il senso di appartenenza alla comunità e la condivisione di una storia comune che si è intrecciata nel corso degli anni. Nella Terni disegnata i vari personaggi raggruppati dall’autore in modo del tutto eterogeneo e casuale si raccontano nello specchio della satira, cristallizzati nei loro atteggiamenti, tratti e luoghi comuni che, seppur deformati dall’ironia tagliente della matita contribuiscono a restituire un’immagine semplificata della realtà che spesso risulta determinante alla comprensione di un personaggio o di un evento che si allontana nel tempo.

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