di Marco Brunacci
PERUGIA – Per la seguita rubrica “Scusate l’anticipo”, Umbria7 oggi prova a dire cosa succederà prima che avvenga. Rullo di tamburi. Tema? La sanità.
Parleranno di come risolvere i problemi dei cittadini partendo dalle liste d’attesa? No, è nell’aria un derby di ragionieri, emozionante come una zucchina bollita a cena, ma sembra che non se ne possa fare a meno.
E allora: venerdì 31 gennaio corrente anno, la “due diligence” chiesta sui conti della sanità dalla nuova amministrazione regionale, a guida Stefania Proietti, sarà terminata. Per la cronaca anche il
centrodestra fece la stessa cosa. Sembra sia una irrinunciabile abitudine.
Ebbene: volete scommettere che verranno scoperti 170 milioni di “sbilancio” (perché di buco non si può parlare in quanto, il Mef ogni tre mesi controlla i conti e la Corte dei Conti lo scorso anno non
aveva niente da dire, se non su un finanziamento all’Arpa)?
Indovinate che sbilancio fu denunciato dal centrodestra 5 anni fa? 170 milioni.
La differenza tra le due situazioni è però non irrilevante: i 170 milioni rilevati dal centrodestra sui conti del centrosinistra erano fuori dal bilancio consolidato della sanità.
Nel caso del centrodestra, secondo la profezia di Umbria7, il bilancio consolidato invece “conterrà” i 170 milioni.
Non li conteneva invece il consolidato del centrosinistra, per cui, per ripianare la perdita, si doveva far fronte con poste di bilancio destinate ad altri capitoli (trasporti in primis).
Il centrodestra dovrà però rispondere del modo in cui ha ripianato i 44 milioni di sbilancio corrente delle 4 aziende sanitarie umbre.
Risposta: con una delibera dell’ultima giunta regionale prima delle elezioni che ha fatto fronte alla bisogna con un finanziamento aggiuntivo che la presidente Tesei si è evidentemente guadagnata
lavorando ai fianchi il Governo nazionale, che per altro è del suo stesso colore politico (ma non è certo una colpa).
PRIMO ANTEFATTO. Nel 2023 la Regione Umbria ha chiuso – lo certificano i conti ufficiali del Mef – con il secondo miglior bilancio della sanità in Italia rispetto agli abitanti, subito dietro il Piemonte. La
presidente Proietti, nell’apprendere la notizia, non ha mancato di far presente che però il risultato era stato ottenuto 4 milioni e spicci messi a disposizione dall’assessorato al bilancio, pescando da altre
“poste”.
Il centrodestra sostiene che, comunque, quei 4 milioni sono quasi niente. Ed è vero. Perchè il nodo è questo: la sanità, in difficoltà strutturali per una serie di motivi che non stiamo qui ad elencare, ma
che certo non dipendono da questo o quel governo, locale o nazionali, degli ultimi mesi, ha bisogno sempre di maggiori risorse.
Però, attenzione, la differenza tra una buona gestione economica della sanità e una cattiva la fa “tenuta” dei conti. Si deve far fronte ai bisogni crescenti dei cittadini – perché questa è la missione della Regione – con i conti “in ordine”, come si dice con una espressione di successo.
Conti in ordine non vuol dire che devono essere ragionieristicamente in equilibrio assoluto. Devono essere sostenibili. Gli 800 milioni di sbilancio segnalato in Emilia Romagna sono un’indicazione: se il
bilancio complessivo della Regione è in grado di reggerli, si può andare avanti. Invece certe voragini di Regioni, soprattutto del Sud, che sono in fondo alla classifica del Mef prevedono un intervento anche attraverso il commissariamento (parola che verrà usata nell’imminente derby dei ragionieri, come profetizza fin da subito Umbria7).
SECONDO ANTEFATTO: il direttore generale Braganti, prendendo il posto del dg Dario, subito dopo il periodo Covid, i due anni nei quali il Governo centrale ripianava ogni spesa della sanità per motivo di stabilità del Paese, fece una sua “due diligence”. E certificò ancora lo sbilancio di 170 milioni, quello considerato dal centrodestra eredità dalla precedente giunta regionale.
Secondo la prassi, il governo Draghi, chiese all’Umbria un piano di rientro, che è stato effettuato, senza molto clamore in verità, e che ha portato al bilancio positivo del 2023.
DOMANDE?
La prima: come mai i 170 milioni restano però sul tavolo nonostante quel piano di rientro? Perché si tratta di debiti in capo alle Aziende sanitarie umbre, che però – ecco la sostanziale differenza – il
bilancio consolidato della sanità regionale può oggi inglobare.
La seconda, più storica: com’è che la precedente giunta di centrosinistra, finita in maniera brusca nel 2019, era stata indicata sempre dai Ministeri competenti come Regione benchmark, quindi di riferimento, per il suo conto economico? Risposta non difficile: la Giunta di allora aveva scelto di mettere sul piatto del bilancio della sanità, fondi destinati ad altro. Giusto? Sbagliato? Decidete voi, ma
di sicuro una scelta legittima. La salute è importante.
CONCLUSIONE
Ora, proprio perché la salute è così decisiva, sarebbe nei desiderata di Umbria7 e probabilmente di tutta comunità regionale, che invece di assistere al derby dei ragionieri che si annuncia implacabile e che vi abbiamo già raccontato, ci si buttasse tutti a cercare di abbattere le liste d’attesa e a migliorare, per quanto si può, il servizio ai cittadini.
La giunta Proietti ha 5 anni per governare e il centrodestra altrettanti 5 per fare opposizione. Entrambi gli schieramenti sembrano già in ritardo. Non perdete altro tempo a rinfacciarvi sbilanci e pensate alla salute dei cittadini.


