Un altro anno senza gli auditorium del Carmine e di Primavera

Slittano le consegne, si riducono gli spazi dedicati alla cultura

Au. Prov.

TERNI – Non che due auditorium da 180 posti possano sostituire un teatro da 800 spettatori. Ma decongestionare la programmazione culturale del territorio, sì.  

Con il Verdi in ricostruzione e le associazioni musicali  che si contendono il  Gazzoli e il Secci, la riapertura dell’ex chiesa del Carmine e di Palazzo di Primavera avrebbe aiutato e il pubblico avrebbe apprezzato. Un pubblico attento, quello ternano, erede di una tradizione lunga e di qualità. Perché Terni prima che  capitale dell’acciaio è  la  città di Stanislao Falchi (oltre che di  Giulio Briccialdi).  Di quel compositore  (1852-1922) che ebbe un ruolo centrale tra i due secoli, incarichi di primissimo piano nelle istituzioni del Paese, collaborazioni con musicisti quali Puccini, Respighi, Mascagni e  Tosti. E per oltre un secolo la programmazione culturale –  Terni poteva contare sull’attività di tre teatri – è stata intensa.   Ora per i grandi concerti si fa affidamento sulla chiesa di San Francesco. Per la lirica, a parte il tentativo (riuscito) di adattare il Regoletto al Gazzoli, ci si sposta a Roma o a Narni.  L’associazione InCanto riscopre i chiostri di Collescipoli, Amelia e San Gemini. L’assessora Michela Bordoni, di tanto in tanto, utilizza il chiostro di San Pietro, dove sono collocate  tre sezioni della scuola materna Mazzini, ma anche i balconi privati e le piazze. Ecco. Le piazze sono state le protagoniste degli eventi di Natale e lo saranno per San Valentino, a parte  qualche appuntamento in duomo o nella chiesa della Grazie. Ecco. Né l’auditorium del Carmine e né il Palazzo di Primavera sono tornati disponibili. Il primo oggetto di un intervento di restauro, avrebbe dovuto riaprire lo scorso dicembre. Il secondo ancora prima.   

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