Redazione Perugia
PERUGIA – Il prossimo 11 febbraio alle 10 il segretario generale del Sindacato autonomo polizia penitenziaria Donato Capece sarà a Perugia in visita al carcere di Capanne accompagnato dal Segretario Sappe dell’Umbria Fabrizio Bonino, dal segretario generale aggiunto Giovanni Battista De Blasis. Al termine della visita, Capece, con la delegazione del SAPPE, incontrerà i giornalisti.
«Capanne è un carcere che ospita mediamente poco meno di 500 persone (erano 456 lo scorso 31 gennaio, tra esse 64 donne) a fronte di una capienza regolamentare di circa 350 posti, in un contesto regionale che vede detenute complessivamente circa 1.600 in esecuzione penale detentiva – spiega Capece – A questi numeri sono poi da aggiungere quelli dell’invisibile carcere sul territorio, ossia i soggetti presi in carico dagli Uffici di esecuzione penale esterna (Uepe), relativo all’esecuzione delle misure e sanzioni di comunità, ivi comprese le pene sostitutive delle pene detentive brevi: parliamo di 1.815 cittadini solo a Perugia e 696 a Terni, mentre, sempre a Perugia, i minorenni e giovani adulti in carico agli Uffici di servizio sociale per i minorenni del capoluogo sono 354». Per questo, la delegazione del Sappe incontrerà i poliziotti e il personale in servizio presso l’Ufficio distrettuale di esecuzione penale esterna di Perugia.
«La mia, nostra, presenza vuole essere soprattutto una testimonianza e un segnale di solidarietà e di vicinanza alle poliziotte ed ai colleghi che operano con umanità e grande professionalità. Altro obiettivo è rilanciare la denuncia per i problemi legati al sovraffollamento e alla mancanza di risorse per far funzionare meglio gli istituti penitenziari”. Per Capece, “sarebbe fondamentale, per dare dignità alla detenzione, che i detenuti lavorassero, tutti, così da non stare tutto il giorno nell’apatia e senza fare nulla. Il dato oggettivo è che il budget largamente insufficiente assegnato per la remunerazione dei detenuti lavoranti ha condizionato e condiziona in modo particolare le attività lavorative necessarie per la gestione quotidiana di ogni istituto penitenziario (servizi di pulizia, cucina, manutenzione ordinaria del fabbricato) incidendo negativamente sulla qualità della vita all’interno dei penitenziari. Mi sembra evidente che se i detenuti fossero impegnati nel lavoro, nello studio ed in altre attività difficilmente ci sarebbero così tanti eventi critici in carcere», evidenzia il leader del Sappe, che rilancia: «L’integrità psicofisica dei poliziotti penitenziari impiegati nelle carceri dell’Umbria, in particolare, è stata messa a dura prova specialmente nei mesi di giugno, luglio ed agosto di quest’anno».
Inoltre, prosegue, «dopo i tanti episodi di violenza di queste ultime settimane, non possiamo che invocare misure di maggiore rigore, per riportare la legalità nelle carceri. Chiediamo che i detenuti violenti vengano ristetti in appositi istituti, dove dovrebbero scontare la pena al regime chiuso, con applicazione delle misure restrittive di cui all’articolo 14 bis dell’ordinamento penitenziario, perché mettono a rischio l’ordine e la sicurezza e, spesso, si avvalgono anche della loro posizione di supremazia nei confronti degli altri reclusi. Chiediamo inoltre la dotazione del teaser, o di altro strumento simile, affinché gli agenti possano difendersi ed evitare che la violenza dei detenuti venga portata a conseguenze estreme».


