di Marco Brunacci
PERUGIA – Per certi versi è divertente il rimpallo sui costi della macchina regionale. Magari però dovevano essere più accorti i gruppi di maggioranza, nella loro nota, nella quale si dimostra – con dati non esatti – «un risparmio per 360mila euro all’anno per un totale di 1,9 milioni di euro a fine mandato».
Nella nota dei gruppi di maggioranza – la prossima volta magari un po’ più di attenzione, ma in fondo si è appena partiti – si dimentica che l’Assemblea legislativa ha aggiunto un direttore rispetto alla
precedente nomenclatura burocratica, sulla quale si erano espressi prima la presidente di centrosinistra Porzi e poi il presidente di centrodestra Squarta.
Infatti non è un mistero per nessuno (in particolare per i lettori di Umbria7) che all’Assemblea legislativa è in arrivo un nuovo direttore generale. Si tratta di De Paolis, romiziano poi non più romiziano, fino a essere più ben visto nel centrosinistra che nel centrodestra, e comunque considerato un tecnico di valore, il quale farà lievitare di 140 mila euro il costo rispetto al precedente assetto, che prevedeva un dirigente regionale nella carica di segretario generale (Juri Rosi).
Moltiplicata per 5 anni la cifra abbatte considerevolmente il milione e 900 mila euro di risparmi indicati dalla attuale maggioranza.
La nota elenca: “La nuova amministrazione ha ridotto il numero di assessori esterni, che passano da 3 a 2, con un risparmio di 630mila euro in 5 anni” e su questo non ci piove.
Poi c’è il taglio dei direttori generale (da 5 a 4), che va riconsiderato almeno nell’ordine delle decine di migliaia di euro, in quanto ai 4 “superstiti” andranno 140 mila euro da subito, senza valutazioni di merito. Resta da capire se – per compensare il direttore che non c’è – verranno poi fatte anche promozioni nella struttura per far fronte all’aumentato carico di lavoro.
Diverso ancora è il capitolo delle commissioni consiliari: se ne poteva fare una soltanto, invece di due, e sarebbe stato un risparmio sonante. Ma ne è comparsa nei giorni scorsi una sul Pnrr sanità, utile a far fare il presidente il consigliere Pd rimasto senza incarichi, Lisci.
I gruppi di maggioranza sostengono che in ogni caso le commissione del precedente consiglio erano 3. Una, in verità, quella sul Covid, è stata una concessione alla minoranza, la quale aveva fatto accuse poi
rivelatesi non fondate in seguito al lavoro (di durata limitata nel tempo) della commissione stessa.
Quindi diciamo che 2 erano e 2 sono.
Ma tutto questo si dice per una cronaca corretta. Per il resto, naturalmente, faranno fede i bilanci annuali.


