Sanità e liste d’attesa, anche i privati si ribellano e il pasticcio ora è completo

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | Dopo le “sante bugie” in campagna elettorale, la toppa delle prestazioni “in più” che non migliora il buco (sempre più di 80mila umbri in fila), la protesta dei convenzionati per i pochi soldi. Nel quadro fosco per i cittadini anche l’allarme che arriva dall’Università: si perdono scuole di specializzazione

di Marco Brunacci

PERUGIA – La nuova Giunta regionale deve gestire la sanità, materia decisiva per i cittadini, per i prossimi 5 anni. La partenza è da dimenticare, ma da qualche parte si dovrà pur ricominciare.
Allora: la novità, dopo il pasticcio dei numeri sulle liste d’attesa di cui Umbria7 ha dato conto ieri, arriva da alcune associazioni di privati convenzionati che minacciano, non ancora in Umbria ma in altre regioni italiane, di non erogare le prestazioni pagate troppo poco, secondo la nuova tabella del Ministero della Salute.
In alcune regioni (ma non in Umbria) i privati stopperanno certi esami richiesti, a partire dal primo marzo.

In verità per l’Umbria, questa notizia, potrebbe essere ininfluente, se non addirittura positiva. Potrebbe essere positiva, se il centrosinistra, che ha vinto le elezioni al grido: “stop alla privatizzazione della sanità”, fosse coerente e chiedesse solo al pubblico di operare nella sanità regionale. Ma questa era una “santa bugia” per vincere le elezioni, come ormai appurato.
Potrebbe essere però anche ininfluente, o avere una incidenza minima, fosse vero che sono solo 4.500 le prestazioni in più le richieste al privato per abbattere le liste di attesa (liste che sono raddoppiate in questi primi tre mesi di legislatura di centrosinistra), come affermato in Assemblea legislativa dalla presidente Proietti. Ma anche questo dato ha tutta l’aria di essere tirato a casaccio, perché i conti non tornano, come già spiegato.
Nella prossima riunione dell’Assemblea legislativa ci si augura che le cose vengano rimesse a posto in maniera corretta (magari evitando di prendersela con il povero direttore dimissionario Nardella, che ha dovuto fare la Pec ai privati per chiedere aiuto).
E quindi si prenda atto della seguente situazione:
1.le liste d’attesa al momento sono lievitate, il doppio rispetto a quelle lasciate da Tesei
2.si deve porre rimedio anche con i privati convenzionati, ma non in una corsa a fare rattoppi senza senso.
3.serve piuttosto una strategia di medio-lungo periodo. La sanità umbra non era niente di infernale prima e nel prossimo futuro non diventerà qualcosa di simile a un paradiso.
4.Questa situazione, simile in tanta parte d’Italia, prevede l’aiuto trasparente dei privati convenzionati (sperando che nessuno della nuova Giunta addossi responsabilità al Governo nazionale per il taglio del tariffario, perché sarebbe comico da parte dei difensori strenui della sanità pubblica).
5.Poi si agisca anche attraverso nuove intese con il Sumai, i medici ambulatoriali che erogano servizi all’interno delle strutture sanitarie pubbliche.
6.Infine ecco il grande spazio per intese con sindacali con medici e personale sanitario pubblico perché accettino di fare lavoro extra a un costo ragionevole.
7.Tutto questo nel mentre va continuato il duro, e spesso ingrato, lavoro sulla appropriatezza delle prestazioni richieste. È irragionevole che l’Umbria abbia necessità di oltre 3 milioni di prestazioni (dato in crescita) all’anno, tutte indispensabili e urgenti.
Dopo di che si sa fin da ora che le liste d’attesa ci saranno ancora, ma ci si augura il meno penalizzanti possibili per i cittadini. Però almeno la questione sarà affrontata con realismo e serietà. E così, magari, per vincere la prossima campagna elettorale, non servirà raccontare “sante bugie” su sanità e liste d’attesa, perché i cittadini saranno in grado di leggere la realtà, selezionando la migliore tra le proposte concrete.
Ps. Un grido d’allarme arriva anche all’Università: Perugia sta perdendo scuole di specializzazione (anestesia), è normale?

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