di Sebastiano Pasero
AMELIA – Giampaolo Gravina era innamorato delle parole, perché sapeva che esse sono quel messaggero alato che permette di veicolare sostanza.
La sua sostanza era tanta roba: il lavoro da divulgatore dell’enogastronomia, da degustatore di vini, da professore all’Università di Scienze Enogastronomiche di Pollenzo e all’Università Vino e Salute di Milano, autore di una decina di guide sul vino e sulle cantine, animatore di centinaia di appuntamenti sul buon bere quale forma di cultura e di sviluppo dei territori.
Giampaolo Gravina è venuto a mancare nella mattinata del 6 febbraio, in Friuli, dove era per impegni di lavoro, a soli 58 anni. Viveva a Roma, era nato e cresciuto ad Amelia. A Terni aveva frequentato il liceo classico.
Lo piangono le maggiori testate specializzate come il Gambero Rosso, le Cronache del Gusto, Intravino, ma anche la Repubblica e l’Espresso.
Giampaolo Gravina ha collaborato per anni con le grandi firme del vino fino a diventare lui stesso una firma autorevole, prestigiosa, onesta. Giampaolo ci teneva a un suo sapere sui vini e sui prodotti in commercio. Non era affascinato dai grandi marchi ma dai grandi prodotti. Aveva una fissa per le cantine emergenti, per quelle bottiglie che racchiudono speranze, investimenti soprattutto di risorse umane, di tradizioni e territori. Era fiero di non scrivere a gettone ma di poter vivere scrivendo da persona indipendente. Era uno spirito per tanti aspetti puro, non è un caso che aveva scelto di chiamare Puri Spiriti la sua rubrica su Radio Tre, appuntamento cult per il settore.
Laureato in filosofia alla Sapienza, dove aveva fatto anche il dottorato. Poi era cresciuta la passione per i vitigni, per la terra, per quei bicchieri che sono molto ma molto di più di un sorso di buon bere.
Si batteva, con grande talento e con immensa cultura, contro le mode, le massificazioni, le bottiglie milionarie.
Era legato ad Amelia. Aveva messo il suo sapere a disposizione di Amelia doc, manifestazione che per decenni ha dato lustro alle produzioni umbre prima che la cattiva politica la lasciasse morire.
Ad Amelia nel 2018 memorabile la sua lezione nella quale era riuscito ad accostare grandi vini a grandi capolavori del Rinascimento Italiano. Una lezione nella pinacoteca del Boccarini, coniugando arte e vino, suscitando la sorpresa di qualche produttore.
In quella occasione aveva visto tra il pubblico un suo compagno di liceo e gli aveva chiesto di intervenire. Per sottolineare che un territorio è fatto di terra, di vitigni, di parole, di bellezza, di idee. Un grande onore.


