Silvia Paparelli si aggiudica il prestigioso Premio Piero Buscaroli

La prima edizione si chiuse senza vincitori. Il lavoro della musicologa e musicista ternana, una ricognizione sul Liederkreis op. 98 di Beethoven, diventerà un libro

DI AURORA PROVANTINI

TERNI – Il verdetto è stato unanime: «Il saggio di Silvia Paparelli dal titolo An die ferne Geliebte merita il Premio Premio Buscaroli 2024 e verrà pubblicato». La prima volta. La prima edizione del Premio (ha cadenza biennale) si è conslusa senza vincitori. Ma «il lavoro approfondito, originale e storicamente documentato» della pianista, musicologa, insegnante e scrittrice ternana, ha messo d’accordo i giurati.

«L’idea di lavorare su An die ferne Geliebte op. 98 – spiega Silvia Paparelli – c’era da anni e nasce da una pratica costante del repertorio liederistico, che ho sempre frequentato come pianista oltre che come musicologa e docente». «Il premio Buscaroli – che richiedeva uno studio di argomento bachiano o beethoveniano, campi in cui si era particolarmente distinto il musicologo bolognese – mi ha offerto l’occasione per affrontare il monumentum (occuparsi di Beethoven crea sempre qualche timore!) dandomi l’opportunità di mettermi alla prova e superare più di un dubbio. Compreso quello – sottolinea la vincitrice – di affrontare una commissione tanto illustre, la cui presidenza onoraria è affidata ad Alberto Basso, il grande decano della musicologia italiana (peraltro “rivale” storico di Buscaroli negli studi bachiani), e composta da studiosi del calibro di Chiara Bertoglio, Sandro Cappelletto, Piero Mioli, Enzo Restagno, Sergio Vartolo. È andata bene e ne sono – ovviamente – più che felice. Il mio lavoro parte dalla considerazione che il ciclo “dell’amata lontana”, rimasto anche comprensibilmente all’ombra dei grandi “ciclopi” (le sinfonie, le sonate, i concerti, i quartetti) nelle principali monografie dedicate a Beethoven, meritasse di essere riletto, non solo come  primo organico ciclo liederistico della storia, nato già straordinariamente perfetto, ma nella sua collocazione a ridosso dell’impervio ultimo decennio beethoveniano. Ho quindi strutturato un saggio in sei sezioni (come sei sono i Lieder del ciclo beethoveniano), muovendo da una ricognizione storiografica e documentale intorno al ciclo, in un percorso di progressivo avvicinamento al ciclo dell’amata lontana evidenziando il ruolo profetico e anticipatore che, infatti, la generazione romantica seppe cogliere.  Tra circostanze intime e necessità artistiche, An die ferne Geliebte spinge infatti Beethoven verso una ciclicità della forma, che rappresenta uno degli esiti più singolari e straordinari della sua ininterrotta ricerca strutturale. Sarà possibile leggerlo a breve (il premio prendeva anche la pubblicazione dell’opera vincitrice, se ritenuta degna, ndr) e se ne parlerà sabato 1° marzo su Radio Tre Rai (la trasmissione Momus di cui sarò ospite – con inizio alle 11.20 – sarà infatti dedicata interamente al saggio e al premio). La cerimonia di premiazione è invece prevista per la prossima primavera, a Bologna». 

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