di Marco Brunacci
PERUGIA – Stavolta una sorpresa arriva da Palazzo Donini, sede della Regione: i due direttori che affiancheranno Donetti (sanità) e Rossetti (economia e quasi tutto il resto) sono nuovi di zecca (o quasi).
Michelini, dopo una concitata serie di incontri, salta. Come salta anche Federici. In arrivo – si attendono le nomine ufficiali ad ore ma non prima di venerdì mattina – il vincitore del derby tra Bei e Cipiciani (in vantaggio il primo ma non è detto fino alla fine) e un alto graduato umbro, attualmente al lavoro al Nord Italia, e che rientra a Perugia. Il nome è stato secretato, quindi inutile chiedere.
Infine per il capo di gabinetto della presidenza della giunta regionale invece buio pesto. Si sa solo che non verrà Noto, ex direttore di Asl ternana. Il suo nome è stato fatto ma delle trattative non si sa nulla. Se non la conclusione negativa.
La sorpresa è notevole perché Michelini veniva dato per certo fino a qualche ora fa. Poi invece la decisione è presa, il famoso dado di Giulio Cesare è stato tratto, il Rubicone passato, non si torna
indietro.
Non deve essere stata una decisione facile perché erano in tanti a tifare per il direttore che veniva dal Nord (Trentino), e deve essere stata ancor più forte la resistenza. Ma a questo punto la giunta
Proietti può dire di aver cambiato radicalmente lo schieramento.
Per Bei, il direttore della Provincia di Perugia, il parto sembrava più facile. A tutto questo momento resta la possibilità che la sua nomina non venga confermata e la bilancia penda dal lato di Cipiciani.
Difficile, ma non impossibile.
Sull’uomo che viene dal nord, il “cervello” umbro che rientra in patria, con relativi onori, si tratta di Gianluca Paggi, esperto di protezione civile, attualmente in Emilia Romagna, che era stato preso in considerazione in questi ultimi mesi anche per il Centro regionale della ProCiv di Foligno.
I tre direttori attuali direttori in scadenza quindi fanno da subito gli scatoloni.
Nodessi lo sapeva: ottimo curriculum, grandi realizzazioni ma non buone relazioni con la nuova Giunta, a partire dalla presidente. Torna all’Auri. Un “cervello” che poteva essere usato meglio.
Di Michelini si è detto: non sono bastati i tanti endorsement nei suoi confronti. Pronte le valigie per tornare in Trentino, dove per altro c’è aria più buona rispetto a queste parti.
Federici era quasi certo di restare. Ha pagato prima la concorrenza di Michelini, sponsor moderati come i suoi, poi il fatto che, con lui dentro, non ci si poteva vendere l’idea di una Regione tutta nuova rispetto alla precedente. Alla fine ha dovuto prendere atto che l’asse, decisamente bipartisan, che lo sorreggeva e sembrava essere una garanzia, non era sufficiente.
Interessante quest’ultima considerazione: la stessa cosa potrebbe succedere altre volte ancora. Come concludere? La sua bocciatura è anche un avviso ai navigati.


