Au. Prov.
TERNI – C’era tanto dolore nella Sala del Regno dei Testimoni di Geova, lunedì. E c’era il mondo ai funerali di Sanderson Ney Mendoza Bailon, «troppo giovane e troppo innamorato della vita per morire in quel modo». Sanderson, 26 anni, il bel ragazzo ritratto sorridente sugli schermi della Sala del Regno, è stato vittima del tragico infortunio sul lavoro in Ast lo scorso 10 marzo ed è morto sei giorni dopo per le gravi ustioni riportate su tutto il corpo.
Ma di quel drammatico incidente non si è parlato, lunedì. Alfredo Parlascino, l’oratore, si è concentrato su Sanderson. «Siamo qui per lui. Anzi, grazie per essere così tanti. Grazie, perché Sanderson era un ragazzo straordinario, amato da amici, colleghi e, ovviamente, dalla sua famiglia. Soprattutto Sanderson amava Terni, dove era arrivato all’età di 4 anni dall’Ecuador e dove, a venti, aveva deciso di rimanere invece di ripartire con la sua famiglia». Scelse la comunità ternana, e poco dopo quel lavoro in fabbrica alle dipendenze della Tapojarvi. «Gli piaceva quel lavoro», ha ricordato Parlascino. Ecco, di quel lavoro non ha detto altro. Il dolore, tutto quel dolore di quei giorni in cui Saderson ha lottato al Sant’Eugenio di Roma, è stato lasciato da una parte.
C’era il dolore in ognuno, ovvio. Ma c’era anche tanta compostezza. La presidente della Regione, Stefania Proietti, s’è notata solo alla fine. Per tutto il tempo seduta ad ascoltare la storia di Sanderson, si è avvicinata al feretro inginocchiandosi solo terminata la cerimonia funebre, e si è stretta ai genitori. Il mondo intero si è stretto ai genitori, alla sorella e alla fidanzata di Sanderson.
Poi Sanderson è stato portato al cimitero monumentale cittadino per essere sopolto lì.

























