PERUGIA – «Siamo davanti a qualcosa che non ha precedenti. La Giunta della Regione Umbria ha annunciato con toni allarmistici un presunto “buco” nella sanità da 243 milioni di euro, attribuendolo a un’analisi tecnica commissionata a una società privata»: così in un post sui social l’europarlamentare umbro di Fratelli d’Italia, Marco Squarta.
«Peccato – continua il deputato europeo – che ci sia un dettaglio enorme che smentisce tutta questa narrazione: secondo quanto apprendiamo dalla stampa la delibera con cui la Regione affida ufficialmente l’incarico a questa società è datata 25 marzo 2025. Ma le tasse, l’addizionale Irpef per tutti, sono state aumentate con una legge regionale approvata il 21 marzo 2025».
Prosegue Squarta «Quindi ricapitoliamo: prima aumentano le tasse ai cittadini, poi quattro giorni dopo affidano a una società privata (non agli organi dello Stato!) il compito di “verificare” e “certificare” il disavanzo su cui hanno già basato tutta la manovra. A chi vogliono dare a bere questa barzelletta? È una presa in giro. È un fatto gravissimo». Per l’esponente di FdI: «Stanno spacciando per verità contabile un dato che, al momento della scelta politica, non era stato certificato da nessuno organo competente. Nessuna verifica della Corte dei Conti. Nessun riscontro della Ragioneria dello Stato. Nessun atto del Ministero dell’Economia. E attenzione: nemmeno Agenas, che è l’agenzia pubblica che collabora con il Ministero della Salute e il MEF per monitorare i bilanci sanitari e il rispetto dei Lea, è stata coinvolta. Se davvero si fosse trattato di una situazione così grave, l’iter corretto sarebbe stato quello di attivare i tavoli tecnici interistituzionali con Agenas, Ministero e Ragioneria dello Stato. Invece no: si è scelto di non passare da nessun organismo ufficiale, ma di appaltare a posteriori l’analisi dei conti a un soggetto privato, quando le tasse erano già state aumentate».
Conclude Squarta: «Una messa in scena. Ma purtroppo a pagarla sono i cittadini umbri, colpiti da un aumento fiscale pesante, deciso sulla base del nulla. La verità è semplice e scomoda: non c’era alcuna urgenza certificata, nessun obbligo imposto dallo Stato, nessuna procedura avviata verso un commissariamento. C’era solo una decisione politica, frettolosa e sbagliata, presa con la scusa del “buco” per fare Chi gioca così con la fiducia dei cittadini, dovrebbe avere il coraggio di fare una sola cosa: andare a casa».


