Foibe, Ferroni scrive al comitato 10 Febbraio. «Il mio impegno in favore di una memoria unita»

La lettera

PERUGIA – Dopo le polemiche delle scorse settimane, ecco la lettera. Il capo di gabinetto della sindaca Vittoria Ferdinandi, Andrea Ferroni, ha preso carta e penna e ha inviato una lunga missiva a Raffaella Rinaldi, presidente del comitato 10 Febbraio. Di seguito, il testo integrale.

Gentile Presidente Rinaldi,

Desidero ringraziare il Comitato 10 Febbraio per la lettera che mi ha rivolto, evidenziando l’importanza di ricordare le vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. Concordo sull’importanza del ricordo, che è un atto di giustizia verso chi ha sofferto e, come sottolineato, ha diritto ad essere commemorato e ad un riconoscimento.

Tuttavia, in merito alle polemiche che mi hanno riguardato in queste settimane, in virtù di un commento pubblicato sui social qualche anno fa, desidero esprimere con chiarezza che quanto da me scritto non intendeva in alcun modo giustificare gli orrori che si sono verificati lungo il confine orientale nelle ondate di violenza che segnarono il 1943 e il 1945, nonché le sparizioni che seguirono alle giornate della Liberazione.

È storicamente accertato che l’affermazione del sistema socialista jugoslavo abbia comportato atti di violenza che hanno provocato morte e sofferenza tra persone innocenti, compreso un numero significativo d’italiani, la maggior parte dei quali costretti all’esodo. L’odio iniettato da vent’anni di occupazione italiana nelle regioni dell’Alto Adriatico, ed esasperato dalla guerra, aprì la strada a uccisioni sommarie. Le atrocità compiute, così come l’esodo forzato di centinaia di migliaia di italiani dalle terre d’Istria, Fiume e Dalmazia, sono episodi dolorosi della nostra storia, che non possiamo non riconoscere nella loro drammaticità e che devono essere trattati con il massimo rispetto e onore per le vittime, come giustamente sottolineato nel Vostro intervento del 10 Febbraio scorso.

Mi sento dunque in dovere di ribadire il mio impegno in favore di una memoria unita, in cui la tragedia del confine orientale, nella sua complessità, riaffermi il valore di un ricordo condiviso. Nel commemorare Basovizza, il Presidente Mattarella e l’omologo sloveno Borut Pahor resero omaggio, non a caso, con pari dignità, ai caduti italiani delle foibe e ai partigiani jugoslavi fucilati.

Le ferite causate dalla Seconda Guerra Mondiale, compresi gli orrori legati agli eccidi delle foibe, richiedono un’attenzione costante e la ricerca di una memoria storica che unisca e non divida. Siamo tutti chiamati a lavorare per far sì che il dolore di quelle vittime non sia mai dimenticato, costituendo la base di una memoria che guarda alla pace e alla riconciliazione. Ciò che ho contribuito a fare con convinzione e in virtù del mio ruolo, in occasione dell’organizzazione delle celebrazioni che si sono svolte a Perugia lo scorso 10 Febbraio.

Rimango a disposizione per un confronto costruttivo su questi temi così delicati, certo che la nostra città, Perugia, possa essere un esempio di un impegno serio e coerente verso il ricordo delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. Con sincera stima e gratitudine per l’attenzione.

Andrea Ferroni

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