Grave infortunio in Ast/Aniello: «Sospendere il trasporto delle scorie, così non è sicuro»

L’ex assessora all’ambiente del Comune di Terni invia una Pec alla presidente della Regione Proietti. Sotto accusa le lavorazioni che hanno portato all’incidente in viale Brin

TERNI – Mentre le condizioni del giovane operaio che sta lottando per la vita al reparto grandi ustionati del Sant’Eugenio di Roma, sono in lieve miglioramento, non si placa la polemica sulla sicurezza nella lavorazione delle scorie incandescenti da parte di Tapojarvi. L’ex assessora all’ambiente della giunta Bandecchi, Mascia Aniello, è durissima. Dopo la severissima nota dei giorni scorsi, Mascia Aniello, invia una Pec alla presidente della Regione Stefania Proietti e all’assessore regionale all’ambiente Thomas De Luca, invitando la Regione a revocare l’autorizzazione di impatto ambientale che riguarda la lavorazione delle scorie.

Nella lunga e articolata lettera, la Aniello punta il dito sull’attuale trasporto attraverso mezzi che, come dimostra il gravissimo infortunio di lunedì 10 marzo, non garantisce la sicurezza dei lavoratori e ha un forte impatto ambientale. Per la Aniello si tratta di un sistema di trasferimento delle scorie antiquato, con molti punti critici, che addirittura avrebbe peggiorato la situazione rispetto a qualche anno fa.

L’ex assessora, che ha abbandonato l’esecutivo di  Bandecchi proprio perché  in contrasto sulle tematiche di Ast, sostiene che è possibile «l’installazione di un impianto automatizzato per il trasporto in sicurezza della scoria liquida e semisolida,  e per il contestuale contenimento delle polveri, come le attuali tecnologie consentono».  

La missiva inviata alle 16,10 di venerdì 14 marzo via Pec alla Regione Umbria

«In riferimento all’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata dalla Regione Umbria con D.D. 11092 del 5.11.2019 e smi. alla società Tapojarvi Italia srl, si rappresenta quanto segue. 
Nell’aggiornamento sancito dalla D.D. 5598 del 9.06.2021, in particolare nell’Allegato tecnico A, Sezione 1, punto 2.1, è descritta l’attività di prelievo e trasporto della scoria liquida dai forni AAST, scoria la cui temperatura, si rammenta, risulta essere in questa fase tra gli 800°C e i 1000°C:

“Le scorie prodotte […] vengono prelevate da Tapojarvi in appositi contenitori detti “paiole” e trasportati tramite mezzi speciali gommati (trasportatori KRESS) in un’area dedicata allo svuotamento delle paiole, detta Rampa Scorie […] le piazze sono a turno utilizzate per il riversamento della scoria, effettuata dagli stessi trasportatori Kress.”
Non si intende, limitatamente a questa particolare occasione, trattare:a) dei puntualissimi ritardi in tema di realizzazione della NRS e del progetto di recupero della scoria bianca; b) dell’aumento della polverosità, ripetutamente denunciato non solo dalla sottoscritta a seguito delle legittime lamentele di maestranze e cittadini, incremento determinato principalmente dal sistema di raffreddamento “a secco” rispetto a una condizione precedente già molto critica; c) della mancata realizzazione di misure per il contenimento di tale polverosità, previste nella stessa AIA, fino all’ultima istanza di aggiornamento; d) del mancato rispetto dei limiti in materia di emissioni in atmosfera senza soluzione di continuità;e) dell’assenza, ancora oggi, di un sistema automatico e completo di bagnatura del parco scorie, del parco rottami e del metal recovery, come già previsto dall’AIA e smi.;f) delle altre inadempienze e omissioni rispetto all’AIA, rarissimamente oggetto di diffide (appena due in sei anni) e mai di sospensioni o sanzioni ex D.Lgs. 152/2006.
Scopo di tale missiva è, invece, indurre una riflessione rispetto alle modalità di prelievo, trasporto e consegna della scoria, soprattutto alla luce degli ultimi, tragici avvenimenti. Gli operatori addetti alla logistica inerente tale materiale siderurgico -come detto, a temperature non dissimili da quelle della lava vulcanica- svolgono queste mansioni in assenza di qualsiasi dispositivo di sicurezza realmente utile a prevenire danni alle persone in caso di incidente, come abbiamo potuto tristemente constatare. Si tratta oggettivamente di un sistema molto obsoleto, basato presumibilmente su un’inaccettabile scommessa statistica di “rischio calcolato”.
Eppure da anni esistono tecnologie e sistemi di trasporto automatizzati e/o con modalità di controllo remote, che consentono la movimentazione della scoria incandescente in ambiente totalmente confinato e senza dover sottoporre gli operatori a inutili, evitabili quanto prevedibili pericoli. Tali tecnologie, già disponibili e brevettate non solo all’estero, ma anche in Italia, non solo ridurrebbero drasticamente l’incidenza di episodi nefasti, ma in qualche caso sono anche in grado di contenere la conseguente polverosità.
Alla luce della gravissima situazione in atto nel sito industriale in parola, si invita pertanto la spett.le A.C., in base al D.lgs. n.152/2006, art. 28, c. 6, in combinato disposto con l’art. 29-decies, c. 9, a sospendere parte dei lavori e delle attività autorizzate (tecnologicamente inadeguate per garantire la sicurezza dei lavoratori e la salute pubblica), avviando l’iter per la diffida e la sospensione dell’attività a tempo determinato; si invita inoltre l’A.C., conformemente all’art. 29-octies, c. 4, lett. c), a disporre il riesame dell’A.I.A. per modifica sostanziale, consistente nella progettazione e installazione di un impianto automatizzato per il trasporto della scoria liquida e semisolida, e per il contestuale contenimento delle polveri, come le attuali tecnologie sopra descritte già consentono da tempo. 
Mai come adesso Terni ha bisogno di risposte concrete e moderne, rapide e rivoluzionarie: se l’Acciaieria deve continuare a produrre, gli standard devono corrispondentemente elevarsi alle migliori tecnologie disponibili, soprattutto se il prezzo da pagare è la stessa vita umana. È ora che la politica faccia la sua parte, senza ulteriori indugi».

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