M.BRUN.
TERNI – C’è il fantasma di Ast e del suo futuro ad aleggiare dietro una polemica che sembra tutta dentro un perimetro di numeri, norme tecniche, discussioni di introiti al fondo perfino marginali.
E c’è la conferma di quanto affermato settimane fa da Umbria7: i rapporti tra Regione Umbria e il colosso Enel (chiamato “multinazionale” nello scambio domanda-risposta con un che di fervore sessantottesco) volgono decisamente al brutto. Ma non sarebbe niente, o almeno non sarebbe molto, se la Regione Umbria non avesse assoluta necessità di dare un senso positivo al dossier energia, nel quadro della soluzione al gran dilemma Ast, per evitare che si arrivi a decisioni dell’azienda (la chiusura del caldo, con 400-500 posti di lavoro cancellati) che continua ad aleggiare su Terni. E sarebbe davvero un colpo letale per la città.
Per questo diamo conto dello scambio tra i due esponenti dello stesso partito (M5s), che in sé e per sé potrebbe non essere così rilevante. Il consigliere Simonetti e l’assessore De Luca si confrontano, con un finale a sorpresa: Simonetti è insoddisfatto del suo assessore e chiede di essere più severi con Enel. De Luca diventa il moderato.
Interessante più avanti sapere la posizione della presidente Proietti, la quale con Enel ha tentato di avere contatti per spiegarsi, ma resta sospesa in un non rassicurante limbo.
Di sicuro, nel complesso, non è un bel clima: se l’Enel diventa un interlocutore ostile diventano velleitari, se non proprio inutili, gli sforzi della Regione Umbria, per cercare di dare un suo contributo a una soluzione non traumatica della vicenda Ast.
Allora, saltando le questioni tecniche spicciole, ecco un breve resoconto, che tanto preoccupa gli osservatori.
Sostiene Simonetti: «E’ fuori da ogni grazia di Dio che, mentre un cittadino qualsiasi o un’impresa se non paga le bollette si vede staccare l’utenza, chi invece guadagna sfruttando risorse pubbliche che appartengono ai territori si sente in diritto di sospendere quel minimo che dovrebbe restituire». Il quale quindi chiede «quale sia lo stato di attuazione della legge regionale 1/23 (Disciplina dell’assegnazione delle concessioni di grandi derivazioni idroelettriche in Umbria e determinazione del canone), nello specifico a quanto ammonti l’importo complessivo dei canoni riscossi dalla Regione Umbria nella sua componente fissa e variabile, quale sia l’importo della quota monetizzata e quale sia stata la sua destinazione».
L’assessore De Luca risponde che «la nostra legge regionale è nata dal recepimento di una legge nazionale che ha regionalizzato le concessioni, permettendoci di attuare queste nuove possibilità. In Umbria ci sono sette concessioni in capo a Enel, in scadenza il 31 dicembre 2029. Una concessione ad Acea, scaduta il 31 dicembre 2010. Una è in capo a Edison, scaduta sempre a fine 2010. In riferimento al biennio 2023/24 la Regione avrebbe dovuto introitare: 29,8 milioni da Enel; 1,3 milioni da Edison e 2 milioni da Acea. Rispetto però agli importi previsti dalla legge sono stati avviati dei contenziosi contro la Regione Umbria, come avvenuto in altre Regioni. In ragione di questi contenziosi i concessionari Enel e Acea hanno ritenuto di versare delle cifre inferiori: Enel 13,2 milioni e Acea 1,3 milioni. La Regione ha il pieno di diritto di legiferare e di far rispettare quella legge. Stiamo valutando le possibili opzioni, anche l’inserimento di un criterio di ‘assenza di contenzioso’ per le future gare».
E Simonetti? Si dichiara «non soddisfatto». E colpisce ancora: «Chi guadagna sfruttando risorse pubbliche dei territori si sente in diritto di non pagare il dovuto. Questo mentre le aziende dell’energia incassano cifre rilevanti. Servono decisioni a tutela dei cittadini e dei territori». La questione diventa così bollente.


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