DI MARCO BRUNACCI
PERUGIA – Il centrosinistra che ha governato per 50 anni l’Umbria sa bene che aumentare le tasse, come ha fatto la giunta Proietti, finirà per penalizzare le fasce deboli della popolazione umbra: i non garantiti, le piccole attività artigiane e commerciali, ma soprattutto i pensionati. Cioè la composizione sociale dell’Umbria.
Il gioco delle aliquote è una foglia di fico: un aumento della pressione fiscale così pesante, come voluto dalla Proietti, si riverbera sui prezzi, abbatte i consumi, salvando di fatto solo i dipendenti pubblici garantiti e coloro i quali hanno la possibilità di evadere il fisco.
La stangata è una scelta della nuova Giunta e ha tutto il diritto di farlo.
Non quello però di continuare a raccontare favole agli elettori.
Va fatta chiarezza su un punto: Proietti ha spiegato che incombeva sull’Umbria l’ombra del commissariamento sanitario.
Allora: la cifra di sbilancio dell’Umbria (anche ammesso, ma non è così, che sia di 90 milioni) è davvero poca cosa rispetto a molte altre Regioni, che pure non sono commissariate.
Ma il punto non è questo. Il meccanismo del commissariamento sanitario è completamente diverso rispetto a quello di un Comune.
A Terni posso spiegarlo bene: la giunta (c’era il Pd al governo) aveva portato in bancarotta l’amministrazione. Da qui – automaticamente- scatta il commissario, che impone aumenti delle aliquote fiscali ai massimi.
Diverso il meccanismo del commissariamento in sanità. Prima il Mef chiede alla Regione un piano di rientro.
Chiede insomma un elenco di risparmi nella sanità. Per partire dal paper Coletto: la chiusura di qualcuno (molti?) dei 17 ospedali ancora aperti, l’unificazione delle Aziende ospedale di Perugia e Terni, in una unica struttura amministrativa e di apicali.
Quindi, viste le possibilità di risparmio che ci sono nella sanità umbra, magari attraverso scelte impopolari, è difficile che scatti il commissariamento.
Ma anche fosse: il prelievo sull’Irpef dovrebbe essere proporzionato al disavanzo sanitario “reale”, una volta sia stato ridotto ulteriormente attraverso “interventi su spese correnti e riforme strutturali”, per usare la parole dell’ex presidente Pd della Giunta regionale, Marini e del suo vice Paparelli.
Tenuto conto che nessuno è riuscito finora nell’impresa di riduzione delle spese inutili nella sanità umbra. Un piano di rientro, studiato da questa Giunta col Ministero, potrebbe essere un’occasione.
Farebbe perdere consensi? Sì, ma tutti noi abbiamo a cuore il bene degli umbri, non un voto in più o uno in meno a questo o quel partito.
Di sicuro, infine, il commissariamento sanitario non attiva in maniera automatica aumenti dell’Irpef che la giunta regionale può usare come un bancomat per le sue spese, fossero i Festival o le cooperative.
Conclusione: i cittadini umbri che non lavorano direttamente nella sanità, quindi la stragrande maggioranza, avrebbero meno danni dalla sanità commissariata che dalla stangata generalizzata delle tasse.
La Proietti ci ripenserà?


