Au. Prov.
TERNI – «Tra 45 giorni abbiamo finito». I lavori di recupero dell’ex chiesa de Carmine, per la parte affidata alla Cogesap di Napoli, sono quasi terminati. Ma trascorsi gi ultimi 45 giorni, c’è ancora da attendere.
Il grosso, il restauro conservativo delle capriate in legno, è fatto. Il problema più grande dell’intervento era costituito dalle capriate di copertura, l’unico elemento storico dell’ex chiesa del Carmine. Un lavoraccio ripulirle dai tarli. La ditta esecutrice dell’appalto da un milione di euro, ha utilizzato una tecnica innovativa, con impiego di due macchine termiche, un telo a copertura, le sonde negli elementi lignei. Un lavoraccio perché le macchine hanno dovuto portare il legno alla temperatura di 80 gradi senza rovinarlo, così da annientare anche le uova dei tarli, prima del trattamento classico.
E siccome per intervenire sulle capriate la grande tela barocca a copertura della navata è stata smontata – circa 150 metri quadrati di superficie, opera di Paolo Barla e Pietro Taloni, raffigurante la Madonna del Carmelo ed Elia sul carro di fuoco – e siccome sono trent’anni che non viene ripulita, questo è il momento per farlo. Si pensa ad una variante anche per rinnovare l’impiantistica. «Abbiamo significativi ribassi di gara da utilizzare e ci piacerebbe sfruttarli per rinnovare gli impianti, soprattutto per rinnovare quello di riscaldamento. Ho dato mandato – ha spiegato il responsabile de procedimento Leonardo Donati – per una ipotesi di variante». Risolti anche i problemi di umidità, grazie all’installazione di un sistema ad onde elettromagnetiche, resta il nodo della tela, «bene vincolato» che passa per il parere della Soprintendenza. Questo significa che l’ex chiesa del Carmine tornerà più bella di prima, di quando cioè venne adibita ad auditorium, ma anche che resterà chiusa per un altro anno ancora.










