di Marco Brunacci
PERUGIA – Facciamo così: moratoria delle polemiche e parliamo solo di numeri, nella paziente attesa della nuova proposta di governance della sanità regionale della nuova giunta, che sicuramente in 5 anni potrà fare bene, anche imparando dagli errori del passato.
I numeri: come sommessamente spiegato da Umbria 7, 243 milioni era un cifra senza alcun significato. Lo sbilancio (una volta, come d’obbligo, calcolato il Gsa) poteva essere solo di 90 milioni. Così ha confermato al quotidiano La Nazione la presidente Proietti che sta lavorando per evitare il commissariamento della sanità umbra perchè lo sbilancio è di 90 milioni.
Ma in realtà se i conti che vengono abitualmente fatti da chi di questo si occupa, lo sbilancio è sicuramente minore di 90 milioni. Ora che 243 milioni non è più un numero all’ordine del giorno e siamo già a 90, ecco che Umbria7 sommessamente si sente di aggiungere che è impossibile non calcolare altre poste di bilancio e quindi anche 90 non regge. Abbiamo accennato a come sia facile arrivare a 40 milioni.
Magari esiste anche un documento ufficiale che ne parla, ma vediamo, passo dopo passo. Si può obiettare: ma 40 milioni sono sempre 40 milioni. Certo: proprio perchè i conti della sanità sono così fragili e in squilibrio cronico in tutta Italia per questo, tutti gli anni, tutte le Regioni, senza guardare al colore politico, vanno in processione al Ministero dell’economia e finanza (Mef) e chiedono interventi supplementari che ogni anno vengono regolarmente effettuati perchè la sanità è ilservizio dei servizi per i cittadini e deprime sempre un po’ assistere a baruffe da pollaio sul tema.
Vedremo il prossimo numero che uscirà, vedremo – sperando di capire bene – come si è arrivati allo showdown dei 243 milioni e se c’è una Pec nella quale si annuncia una corretta “due diligence” da parte di un primario istituto privato, all’uopo retribuito: a tutti piacerebbe di sicuro leggere con attenzione quello che c’è scritto, anche se tutto è stato fatto – par di capire – a una velocità impressionante su un bilancio da due miliardi e passa, smontato e rimontato, evidentemente, in pochissimo tempo.
Invece possiamo insieme consultare da subito la relazione ufficiale del Ministero Economia e Finanza che fa il punto sui bilanci sanitari delle regioni italiane a tutto il 2023.
Nel documento si segnala che l’Umbria – testuale – è una delle regioni « classificate come non sottoposte a piano di rientro», insieme a «Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche e Basilicata».
Il documento del Mef segnala in particolare che l’Umbria aveva, nel report dei tecnici, un disavanzo al quarto quadrimestre 2023 di 3,362 milioni di euro. Ma la Regione Umbria ha «conferito coperture per 4,489 milioni».
Quindi «la Regione Umbria – annotano i tecnici del Mef – risulta avere per il 2023 un avanzo di 1,126 milioni di euro». Quale apocalisse può essere successa nei 10 mesi successivi? Difficile pensare a chissà quali squilibri. Ma se davvero esistesse un documento ufficiale che certifica uno sbilancio di 40 milioni a metà novembre, semmai c’è da chiedersi cosa possa essere successo dal 28 novembre quando è entrata nei pieni poteri la nuova presidente Proietti al posto di Tesei.
Ma qui si parla solo di numeri e non di altro. Con una finale avvertenza: su tutta questa vicenda, servono gli atti insieme alla massima trasparenza e chiarezza da parte di tutti.


