Sos liste d’attesa: 74.700 o quasi 100mila non cambia di molto. Basta giostra dei numeri, l’emergenza è avere subito una seria governance sanitaria

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | Pec fuori tempo, soldi ai privati, errori e passi falsi, la partenza è da archiviare. Ma ci sono cinque anni per rimediare, se si cambia di passo

di Marco Brunacci

PERUGIA – Sos sanità. Avviso ai governanti: scendete dalla giostra dei numeri e provate a impostare da subito una governance sanitaria credibile, che accantoni le amenità dette in campagna elettorale e che ponga le liste d’attesa tra le priorità, sapendo che non sono neanche l’emergenza.
Lo stato dell’arte, oggi come oggi: Eleonora Pace (capogruppo Fdi in Regione) presenta una interpellanza corredata da una serie di numeri, obiezioni, di richieste di chiarimento. Ma deve prendere atto che nessuno le risponderà. Motivo: la presidente Proietti, titolare della delega alla sanità è in Palestina – raccontano – per un nobile scopo umanitario e però ha deciso che nessuno dei suoi assessori può rispondere. Risultato: tutto rinviato di due settimane. Il centrodestra sugli “al lupo, al lupo” sanitari del centrosinistra ha perso le elezioni, figurarsi quanto ci tiene a chiarire che le cose non stavano come descritte in campagna elettorale, e si incupisce.
Ma ormai questo è il passato: tutti hanno preso atto delle “sante bugie” dette, adesso conta risolvere i problemi dei cittadini.
Il centrosinistra ha davanti a sè 5 anni per governare bene, ma non così.
Per cambiare subito passo, sarebbe utile smettere di tirare fuori numeri a casaccio. Proietti emette un comunicato che dice di 74.700 ritardi di prestazioni a fronte di 10 mila nuove postazioni rese disponibili. Sono numeri buoni per il lotto (chi ci crede).
La realtà è che i ritardi sono tanti, forse non lontani da quota 100mila, col sistema sanitario umbro sempre sotto pressione (lo era prima con Tesei, lo è adesso con Proietti) per via delle 250 mila
prestazioni al mese di norma richieste. Tante, tantissime, ma l’Umbria è regione di anziani.
Per star dietro a una assurda promessa di campagna elettorale (Proietti dixit: “In tre mesi risolvo il problema a delle liste d’attesa”, un’assoluta amenità ma è servita per vincere le elezioni e
quindi va bene) si prendono iniziative spot, non mettendole in rete, con una logica.
Si buttano tutti i soldi sui privati, senza iniziare un confronto con i sindacati per stabilire se ci sono – e quanti – spazi per interventi straordinari. Non si prende atto che esiste un problema di carenza di
medici (c’era con Tesei, c’è con Proietti) per approntare contromisure.
C’è anche un problema di posti apicali da ricoprire con professionisti di qualità (l’Università che sta facendo? Perché non viene subito coinvolta?).
Si è deciso fino al 30 giugno di servirsi solo dei privati usati da Tesei, semplicemente per evitare guai legali (domanda: la lettera di Nardella era nei tempi?). Ma, in questa maniera, sono stati penalizzati i nuovi privati che potevano, grazie agli investimenti in macchinari di ultima generazione, aiutare nello smaltimento.
Dulcis in fundo: si devono fare “i conti con i conti”. Servono soldi per far fronte all’emergenza. Non è vero che quelli del centrodestra erano dissestati, niente affatto, erano tra i migliori delle regioni
italiane, ma, come in tutte le regioni, a continuo rischio, perché la sanità costa sempre di più e bisogna fare i salti mortali per tenere la spesa sotto controllo.
Questo lo stato dell’arte a beneficio dei volenterosi che intendono lavorare un futuro migliore.
Ora: se si scende dall’assurda giostra dei numeri e si prova a costruire una governance della sanità in tempi o modi corretti, si possono fare passi in avanti per la gioia dei cittadini. Altrimenti gli unici vantaggi saranno per quegli operatori della sanità che sperano di essere premiati per aver fatto il tifo a sinistra.

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