di Franco Raimondo Barbabella*
PERUGIA – Pare che la sanità in Umbria serva a perdere o vincere le elezioni ma non a misurare volontà e capacità di far funzionare un servizio, la cui importanza non andrebbe nemmeno menzionata perché scontata. Se viene spontaneo nominarla è perché il dubbio viene ravvivato ad ogni passaggio importante. Ora assistiamo ad uno di questi passaggi.
All’improvviso veniamo a sapere che un’agenzia privata incaricata dalla Giunta regionale ha rilevato un buco di 243 milioni di euro nella gestione della sanità. L’assessore ai servizi sociali e la stessa presidente parlano di pericolo commissariamento. Subito dopo però il balletto delle cifre attesta il buco sui 90 milioni se non 40/50. Ma senza ulteriori indugi viene comunicato che la Giunta ha deciso un salasso con aumenti di tasse dell’ordine di 323 milioni. Non so se le cifre sono esattissime ma come è ovvio in questi casi contano la logica e il significato.
I conti non tornano, non solo quelli numerici. La reazione dei settori più avvertiti dell’opinione pubblica è stata tempestiva, chiara e forte. Non quella dei partiti, dei sindacati, e perfino delle organizzazioni che tanto hanno battagliato sulle inefficienze del sistema sanitario regionale. Preziosi gli interventi di Blu, del senatore Maurizio Ronconi, di Catiuscia Marini e Fabio Paparelli, e da ultimo del prof. Luca Ferrucci e di Marco Brunacci. Tutti chiariscono la discutibilità della procedura, la confusione della comunicazione, l’assurdità del balletto di cifre, e l’inaccettabilità della logica decisionale rispetto alla natura del tema. Non invece il prof Ferrucci, che afferma la necessità dell’aumento IRPEF se non si vuole il commissariamento, che, dice lui, sarebbe una iattura. Vorrei aggiungere perciò qualche altra considerazione anche dal mio punto di vista, di un civico che su questo tema ha speso parole e battaglie per anni.
Mi pare che il prof. Ferrucci, e mi dispiace doverlo rilevare, rischi di collaborare con un’operazione che si potrebbe anche dire di terrorismo commissariale, dando per scontato che il commissariamento sia necessario e inevitabile quando non lo è affatto, come ha argomentato efficacemente Marco Brunacci, e dando anche per buona sia la fase preparatoria della decisione di giunta sia la decisione stessa come atto di una politica di buon governo. Mi dispiace, ma a me non pare che sia così. Procedo dunque a ragionare in modo analitico.
- Mi sembra discutibile che si affidi ad una agenzia esterna (vero che è costata 200.000 euro? O sennò quanto?) un’analisi dei costi di gestione per rilevare un deficit di 243.000 euro quando i bilanci di Aziende e Usl sono pubblici e comunque ci si può avvalere di funzionari della regione ottimamente pagati. Non ci si fida dei conti? Non ci si fida dei funzionari? Se è così, sperando che già si disponga di elementi probanti, ci si sarebbe aspettati almeno l’annuncio di attivazione della magistratura contabile o se del caso della stessa magistratura ordinaria. O magari una inchiesta interna, per capire bene che cosa è successo, come si è arrivati al punto.
- La comunicazione shock del buco di gestione di 243 milioni è stata seguita da polemiche tra i due schieramenti che pur nella più totale confusione hanno comunque fatto capire che il buco non sia di 243 milioni ma oscilla tra 90 e 40/45, così pare di capire. Dunque perché non rendere pubblica la questione, se questione c’è, quando i numeri sono sicuri, acquisiti, certificati? E le cause del deficit? Si sono analizzati i numeri e non le cause? Strano modo di procedere!
- Ma se non si conoscono le cause, con quali criteri si decide un aumento delle tasse al livello di 323 milioni, peraltro così distante non solo dai 40/45 ma anche dai 90 milioni? E soprattutto che si fa, si alimenta un sistema che non funziona? Si mettono soldi per rafforzare un modo di gestione che produce deficit? Che senso ha questo modo di governare questioni di questa importanza?!
- Si rimane più che perplessi dunque per un modo di procedere confuso nel modo di informare i cittadini, nel modo di decidere senza alcun confronto, tenendo a distanza i territori, le organizzazioni professionali, le associazioni che di interessano di sanità, le parti sociali, cioè tutti.
- E che logica è quella che non connette subito il prelievo pesante dalle tasche dei cittadini ad un preciso disegno di risanamento (se di questo di tratta) del malfunzionamento e ad una chiara d credibile strategia di riorganizzazione dell’intero sistema?!
- Da ultimo, se questo è il primo importante atto che indica unostile di governo, allora penso ci sia parecchio da discutere.
- Leggo ora l’analisi del dott. Lucio Caporizzi, che chiarisce gli strani equivoci del balletto di cifre su cui si è innestata la decisione della Giunta regionale. Proprio per questo però restano intatte tutte le perplessità di un modo di procedere, non chiaro, non lineare, con evidenti discrasie tra fretta di tassazione e necessità di analisi approfondite e strategie di riforma da rendere pubbliche prima di qualsiasi altra decisione.
*presidente Civici per l’Umbria


