Da Degas a Boldini, Palazzo Montani Leoni si apre ancora una volta alla grande arte

Il presidente della Fondazione Carit, Emiliano Strinati: «Una rassegna nel solco di quelli che erano i desiderata della presidenza Carlini»

TERNI – «Palazzo Montani Leoni si apre ancora una volta alla grande arte». Il presidente della Fondazione Carit, Emiliano Strinati,  ribadisce l’impegno volto alla promozione e alla valorizzazione dell’arte attraverso le “Grandi mostre”, inaugurando forse la più grande. Comunque la più attesa,

“Da Degas a Boldini. Uno sguardo sull’Impressionismo tra Francia e Italia” a cura di Anna Ciccarelli e Pierluigi Carofano. «Una mostra che propone un dialogo tra Francia e Italia in una delle più interessanti e amate stagioni dell’arte, quella dell’Impressionismo, mostrando e dimostrando come anche gli artisti del nostro Paese hanno partecipato a questo movimento dando un loro contributo originale.  La Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni da anni si impegna nell’organizzazione di grandi rassegne espositive che sono accompagnate da un costante lavoro di ricerca, acquisizioni e sviluppo di rapporti con importanti istituzioni italiane e internazionali». Anche per questa mostra sono arrivate a Terni – spiega sempre il presidente Strinati – importanti opere di artisti italiani e francesi, con uno “sguardo”, come recita il titolo, ampio su quello che è stato l’Impressionismo, comprendendo les italianes a Parigi, i Macchiaioli.  Ma “omaggi” di artisti del Novecento.  L’inaugurazione della mostra “Da Degas a Boldini” è l’occasione, per l’avvocato Emiliano Strinati, di  annunciare l’ingresso di una nuova opera proveniente da Parigi, recentemente acquisita dalla Fondazione, e la presentazione del catalogo.

«Per questa rassegna, non solo si è puntato su prestiti di rilevanza internazionale, ma si è anche rinnovato l’allestimento delle sale espositive site al piano terra di palazzo Montani Leoni – spiega il vice presidente, Carlo Passalacqua –   onde ricreare una adeguata ambientazione. I colori scelti rievocano quelli dominanti nei ritratti, nei paesaggi e nelle scene di vita quotidiana delle opere dei grandi maestri francesi e italiani del periodo. I pannelli didattici e le didascalie sono stati prodotti in lingua italiana e inglese; i QR-code apposti in prossimità di alcune opere consentiranno al visitatore di attivare commenti e approfondimenti scientifici sui quadri e sui loro autori. L’obiettivo della Fondazione è mantenere elevato il livello qualitativo delle proposte espositive e consentire il più ampio spettro possibile in termini di offerta culturale in città a beneficio della collettività e dello sviluppo economico del territorio».

La mostra celebra l’Impressionismo francese, ma anche e soprattutto la stagione impressionista in Italia, superati i 150 anni dalla prima mostra che ne ha sancito la nascita, il 15 aprile 1874 a Parigi, con 45 opere tra sculture, dipinti e scritti, provenienti da importanti musei nazionali e internazionali, dalle collezioni d’arte delle Fondazioni bancarie, degli Istituti di credito e dalle Gallerie d’Italia. Uno “sguardo” sull’Impressionismo, posto in relazione con le altre correnti sviluppatesi nello stesso periodo in Italia. Le sue origini affondano nei principi della pittura en plein air che si sviluppa con la Scuola di Barbizon, animata da un gruppo di artisti che si allontana dalla brulicante modernità della città di Parigi per dedicarsi a dipingere in mezzo alla natura nella foresta di Fontainebleau, nei pressi di Barbizon. Corot, tra i precursori del movimento, e Palizzi (Fondazione Cariplo) aprono  la mostra, mentre un raro disegno su carta di Manet (Collezione Banco BPM) introduce la sezione dell’Impressionismo francese, impreziosita da uno studio preparatorio per le Ninfee di Monet, considerato il padre del movimento.

Tra gli artisti francesi presenti in mostra non poteva mancare Berthe Morisot, la Magicienne dell’Impressionismo, l’unica donna tra i fondatori del movimento francese. Morisot è presente alla mostra di palazzo Montani Leoni con tre opere provenienti da collezioni francesi e irlandesi ed esposte recentemente alla GAM di Torino. Edgar Degas, conosciuto come il pittore delle ballerine, è presente in mostra con due sculture e due incisioni concesse in prestito dalla GNAM di Roma.

Nelle sale successive sono presentate le opere degli Italiens, De Nittis, Zandomeneghi, Boldini, Corcos (tra i prestatori, il Museo civico Giovanni Fattori di Livorno, Fondazioni Sicilia e Padova e Rovigo) e Medardo Rosso (dal Mart di Trento e Rovereto), alcuni tra i più importanti artisti italiani che si trasferiscono a Parigi per inseguire le novità artistiche europee presentate ai Salon annuali e alle varie edizioni della Exposition Universelle.
Un’ampia sezione è dedicata ai Macchiaioli, movimento artistico tutto italiano, che si sviluppa a Firenze a partire dalla metà dell’Ottocento, particolarmente apprezzato in Francia. Tra i rappresentanti più noti, Fattori, Lega, Signorini e Banti, ai quali i curati della mostra hanno dato ampio spazio soprattutto con opere rappresentative della loro esperienza francese. La forte tempra artistica di questi ultimi artisti avrà poi un notevole ascendente sulla nuova generazione dei pittori toscani che, formatisi a fianco dei Macchiaioli, si segnalerà alle mostre a cavallo degli anni Settanta e Ottanta. Francesco e Luigi Gioli, sono rappresentanti autorevoli di questa corrente tardo macchiaiola presenti in mostra con opere provenienti dalle collezioni artistiche delle Fondazioni Cariplo e Firenze.

La mostra di palazzo Montani Leoni culmina con una sezione tutta contemporanea, un originale quanto unico “omaggio all’Impressionismo” offerto da Mario Schifano e Tano Festa, artisti contemporanei, le cui tele celebrano la fortuna di questa grande innovazione pittorica. Un video messo a disposizione dalle Teche della Rai completa il percorso espositivo.
Concludono i curatori Anna Ciccarelli e Pierluigi Carofano: «Siamo lieti di presentare la  mostra frutto di un lungo studio avviato da oltre un anno, che ha visto il coinvolgimento di musei civici, gallerie nazionali e internazionali, istituti di credito e consorelle fondazioni bancarie, che hanno accolto con entusiasmo il progetto della Fondazione Carit. La mostra offre l’opportunità di esplorare le connessioni tra le diverse correnti artistiche dell’epoca e di apprezzare l’eredità duratura dell’Impressionismo. Un viaggio attraverso i maggiori rappresentanti della storia dell’arte a cavallo tra Ottocento e Novecento, dai maestri della Scuola di Barbizon, fondatori di una nuova visione della natura, agli Impressionisti e ai Macchiaioli che, pur ispirandosi ai principi del realismo francese, hanno esplorano la luce e il colore in modi innovativi e personali. La mostra concede anche un singolare quanto originale dialogo tra artisti moderni e contemporanei: Édouard Manet/Tano Festa, Claude Monet/Mario Schifano. Un omaggio offerto dai maestri di primo piano della storia dell’arte italiana e internazionale del secondo Novecento agli Impressionisti».

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