TERNI – Terni è scioccata. Il feminicidio di Ilaria Sula è una ferita ancora sanguinante: Terni ha perso una delle sue figlie migliori nel modo peggiore al mondo, uccisa a coltellate da chi professava amore. Come se non bastasse, sempre a Terni, un dirigente sportivo ha augurato ad una giovane arbitra di fare la fine di Ilaria.
«Questo episodio vergognoso ci fa capire che le fiaccolate non bastano», l’intervento di Diego Diomedi (M5S), consigliere comunale di San Gemini. «Il mondo del calcio giovanile ternano è scosso da un grave episodio di violenza di genere. Al termine della partita Sangemini-Sporting Terni – ricorda Diomedi – disputata il 13 aprile e valida per il campionato Allievi under 17 provinciale, un dirigente accompagnatore dello Sporting Terni, è stato squalificato fino al 31 dicembre 2028 a seguito di gravi offese e minacce rivolte all’arbitra, una ragazza di 17 anni. Il referto del giudice sportivo riporta dettagli inquietanti sull’accaduto. Si legge che, durante l’intervallo tra il primo e il secondo tempo, il dirigente avrebbe fatto irruzione nello spogliatoio arbitrale, contestando con veemenza l’operato della direttrice di gara e registrando di nascosto la conversazione con il proprio telefono cellulare. Una volta interrotta la registrazione, le parole proferite dal dirigente dello Sporting Terni hanno raggiunto livelli di inaudita gravità e violenza. Secondo quanto riportato nel referto, avrebbe detto all’arbitro: “Eri da ammazzare da piccola. Dovresti fare la fine di Ilaria. A sto punto sarebbe da tirare fuori un coltello”.
La squalifica inflitta dal giudice sportivo testimonia la gravità del comportamento del dirigente ma non basta. Bisogna sviluppare poi un ragionamento che va oltre il singolo episodio. Di fronte a questo scenario, è imprescindibile agire in modo preventivo e strutturato, investendo in percorsi educativi rivolti non solo alle nuove generazioni. Risulta fondamentale introdurre non solo nelle scuole ma anche nel mondo dello sport, momenti di confronto e formazione su educazione al consenso, parità di genere, rispetto reciproco e decostruzione degli stereotipi, a partire già dalla scuola primaria e con continuità fino alle scuole secondarie e dalle prime esperienze sportive. È altrettanto importante sottolineare che tali percorsi devono essere affidati a figure competenti e formate, come le operatrici dei Centri Antiviolenza e le attiviste delle realtà femministe che da anni lavorano sul campo.
Solo chi possiede strumenti adeguati di lettura del fenomeno può accompagnare ragazze e ragazzi in un processo di consapevolezza critica e di trasformazione culturale. Chiedo al Comune di San Gemini di affrontare la questione della violenza di genere attraverso un impegno sistematico e continuativo, fondato su un approccio di genere e su una lettura approfondita delle dinamiche culturali e sociali che ne sono alla base. Non basta presentare una mozione, serve intervenire in maniera netta e costante».
Parole di condanna per il dirigente sportivo, di solidarietà per l’arbitra insultata e di vicinanza per la famiglia di Ilaria Sula, arrivano dalla consigliera regionale del Pd, Maria Grazia Proietti: «Condanno duramente le parole rivolte da un dirigente sportivo a un’arbitra umbra, a cui è stato detto: “Dovresti fare la fine di Ilaria Sula”. Queste parole vergognose e inaccettabili suscitano in me profonda indignazione e rappresentano l’ennesimo atto di violenza verbale – e dunque morale – contro una donna, contro chi svolge il proprio lavoro con dignità e contro la memoria di una giovane vittima di femminicidio, oltre che contro la sua famiglia che sta soffrendo il peggiore dei lutti. Una frase crudele e disumana, pronunciata da una persona che dovrebbe rappresentare i valori positivi dello sport e che invece ha smarrito ogni senso di umanità e rispetto. Ogni parola violenta contro ogni persona va condannata e denunciata. Ma non basta più condannare. Occorre agire. Mi aspetto una sospensione immediata per chi ha pronunciato queste parole, e forse servirebbe una riflessione seria sull’opportunità di fermare, anche solo temporaneamente, le manifestazioni sportive laddove non si è capaci di garantire il rispetto dei valori che sono alla base dello sport: inclusione, rispetto, umanità. Lo sport dovrebbe essere uno spazio educativo, non un’arena dove si sfoga il peggio di sé. Basta giustificare la violenza verbale come “uno sfogo”. È ora che tutti, soprattutto chi ha ruoli pubblici e di responsabilità, imparino a controllare linguaggio e gesti. È l’unico modo per proteggere le nuove generazioni da una deriva pericolosa».
Alla donna colpita da queste parole va tutta la mia solidarietà. E alla famiglia di Ilaria Sula, già ferita da un dolore immenso, esprimo la mia più sincera e affettuosa vicinanza. So che quel linguaggio ha riaperto una ferita. Come donna, come madre e come rappresentante delle istituzioni, dico: scusaci Ilaria, se ti facciamo ancora soffrire»


