di Marco Brunacci
PERUGIA – Un taglio ai soldi dei consiglieri regionali, da fissare, tra il 20 e il 30%. Una riduzione all’emolumento che porterebbe in cassa pochi soldi, ma sarebbe un segnale.
E il segnale è questo: uno tsunami di tasse arriva sugli umbri che le pagano, ma anche la politica fa la sua piccola parte. E si sa, l’immagine e la relativa comunicazione – volendo di può chiamare anche propaganda – sono decisive per questo nuovo centrosinistra-patto largo o larghissimo.
Fonti accreditate riferiscono a Umbria7 che l’ottima presidente Pd dell’Assemblea legislativa, Bistocchi, avrebbe già la delibera pronta. Non si deve votare in Consiglio. Basta che passi nella riunione dell’ufficio di presidenza la prossima settimana.
La mossa sembrava essere davvero un bel colpo, non fosse che nella maggioranza è partito prima un generico mal di pancia per arrivare – sostengono sempre fonti accreditate – a un impetuoso vento di burrasca.
Da quel che si capisce, l’obiezione di fondo sarebbe che in questo modo la politica non manda un segnale, ma semplicemente si sottomette a becero populismo da due soldi.
La presidente Proietti le proverebbe tutte per non passare alla piccola storia umbra come una tetra Santa Stefania delle Tasse, ma ad avere forti perplessità, se non aperta contrarietà, sono proprio in diversi.
Nel Pd e fuori dal Pd, Avs come M5s.
In definitiva, ecco la posta in gioco: gli umbri si sentiranno meno spennati da questa Giunta solo perché viene tirata qualche penna anche a 20 esponenti della politica?
Un problema da ufficio marketing del centrosinistra. Per gli umbri non cambia nulla.


