La successione di Papa Bergoglio/ Occhi puntati su Parolin, ma tra i sette super candidati anche un “umbro”

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | Si apre un conclave assai incerto, la prima scelta da fare è geopolitica: si guarda all’Africa (il cardinale più accreditato è il congolese Besungu) e anche all’Asia. Ma alla fine la via italiana potrebbe essere considerata la più piana

di Marco Brunacci

La morte di Papa Francesco, che non si è risparmiato fino all’ultimo dando un grande esempio di dedizione alla sua missione, apre un conclave considerato assai incerto. Ben sapendo poi che “chi entra Papa in conclave esce cardinale”, secondo un saggio detto.

Tutti gli osservatori internazionali sono convinti che la scelta più equilibrata, che sarebbe di continuità senza appiattimento e con un profilo più marcato dal punto di vista diplomatico, sia quella del cardinale PIETRO PAROLIN, 70 anni, attuale Segretario di Stato vaticano.
Ma sono altrettanti gli osservatori che ritengono non facile il ritorno a un Papa italiano. Per questo le altre due candidature, dei cardinali Zuppi e Pizzaballa, sicuramente più sbilanciati sul fronte progressista, non vengono considerate ad alta probabilità di successo.
Se alla fine passasse invece la linea italiana, oltre a Parolin, potrebbe essere preso in considerazione il francescano MAURO GAMBETTI, “umbro” per gli anni passati al Sacro Convento di Assisi, ritenuto in alcuni ambienti una scelta ragionevole dopo un gesuita come Bergoglio. Anche se con un ostacolo difficile da sormontare: la “giovane” età (59 anni). Perchè vale in conclave la famosa battuta di un cardinale che, di fronte all’ipotesi di un candidato 56enne, disse: “La Chiesa sceglierà un Santo Padre, non un Padre Eterno”.
Ma è invece alta, per la cattolicità, la possibilità di avere il primo Papa africano della sua storia. Per alcuni, l’ipotesi è molto concreta, altri pensano invece che alla fine si tornerà in Europa o al più in Asia, mentre si tenderebbe ad escludere il continente americano (nord, centro e sud).
Se la scelta cadrà sull’Africa, è sicuramente FRIDOLIN AMBONGO BESUNGU, 65 anni, congolese, il porporato più accreditato. Noto per posizioni conservatrici (non ha applicato all’Africa, “perchè avrebbe creato scandalo”, la benedizione alle coppie omosessuali), ma anche molto vicino alla sua gente, l’arcivescovo di Kinshasa ha le carte in regola per essere la vera novità del conclave. Più ancora di ROBERT SARAH (Guinea), conservatore e ormai ottantenne, e di Peter Turkson del Ghana.
Si diceva dell’Asia: la candidatura di LUIS TAGLE, filippino, bergogliano progressista, esponente di una Chiesa, come quella del Sud asiatico, dove i cattolici sono in crescita, era data in grande ascesa, ma nell’ultimo periodo – segnalano i siti Usa – ci sarebbe stata frizione su questioni pratiche di amministrazione con Papa Francesco.
Potrebbe a questo punto essere più probabile – sempre secondo gli stessi siti – l’ascesa di MALCOM RANIJT dello Sri Lanka, una storia con posizioni più equilibrate e sacerdote di popolo.
Volendo tornare in Europa, le figure dei cardinali considerati papabili sono però tutte molto definite e, alla fine, relegate all’interno dei due schieramenti che si contrapporranno al conclave: per i progressisti il francese Avelin e il maltese Greck, per i conservatori l’olandese Eijk e l’ungherese ERDO. Su Erdo – cardinale di alto spessore culturale – si dice che parli perfettamente 4 lingue e conosca a menadito il latino, ma non ha mai imparato lo spagnolo di Bergoglio.
Si diceva degli americani: i vertici dei vescovi Usa sono sicuramente conservatori e il candidato più accreditato e di maggior prestigio, RAYMOND BURKE, sarebbe una scelta di campo netta.
Che ci siano outsider è sempre possibile, ma ben difficilmente si andrà oltre questi nomi. Va aggiunto solo che su PAROLIN la Curia romana sta lavorando.

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