TERNI – La veglia pasquale in cattedrale presieduta dal vescovo Soddi, con la liturgia iniziata con la benedizione del fuoco nuovo e l’accensione del cero pasquale, portato in processione lungo la navata centrale della cattedrale al canto del Lumen Christi.
È seguita la liturgia della Parola con leletture dell’Antico Testamento e del Vangelo, quindi la liturgia battesimale con la benedizione dell’acqua del fonte battesimale, il rinnovo delle promesse battesimali e l’aspersione dell’assemblea. Con l’acqua del fonte battesimale sono stati battezzati Anna, Miriam e Samuel, che, insieme ad altri 5 adulti, hanno terminato il percorso del catecumenato, guidati da don Pio Scipioni, ed hanno ricevuto il sacramento della Confermazione. La messa è stata concelebrata dal vicario generale della diocesi mons. Salvatore Ferdinandi e dal parroco della Cattedrale di Terni don Alessandro Rossini. Hanno prestato il servizio liturgico i diaconi, seminaristi e accoliti della diocesi. La parte musicale della celebrazione è stata curata dal Coro della Cattedrale diretto dal maestro Rita Tomassoni e all’organo il maestro Simone Maccaglia.
«Stanotte celebriamo la veglia di tutte le veglie – ha detto il vescovo – radunati nel cuore della notte per rivivere e incontrare il Signore risorto, questa realtà fondamentale della nostra fede. La risurrezione di Gesù è fondamento di una vita nuova, quella battesimale: la nostra vita in Cristo, l’essere rinati a vita nuova».
La solenne messa di Pasqua nella cattedrale di Narni. L’omelia: «In questo giorno di Pasqua accogliamo la testimonianza dell’apostolo Pietro: “Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni…..”
Il messaggio di san Pietro intende entrare in uno spazio molto più profondo della semplice conoscenza, questo spazio è l’ambito stesso dell’amore di Dio per l’umanità che si è fatto vero nel mistero pasquale di Gesù e che continua ad essere offerto, direi meglio regalato, ad ogni persona di ogni tempo.
L’incontro con il Risorto fonte di speranza
Pertanto rimane anche per noi viva la testimonianza di quel primo giorno della settimana, che sarebbe dovuto essere il giorno conclusivo della vicenda umana degli apostoli con quel Gesù che avevano seguito. Rimane anche per noi percorrere quel pellegrinaggio che fu di Maria di Magdala, quale primo giorno della settimana fino al luogo definitivo del dolore, il sepolcro dove era stato deposto il corpo del Signore, percorrere il cammino che ci porta all’incontro, il primo incontro sarà con una cosa: ossia col sepolcro che Maria si aspettava essere il contenitore del cadavere di Gesù. Invece “vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro”. L’incontro di fatto risulta essere con un assente.
Cosa sarà successo? Per il momento non si sa ancora… eppure ciò che si respira non è aria di morte, quanto piuttosto qualcosa di assolutamente inedito e perciò di inafferrabile e tantomeno di indescrivibile.
Essi vedono, credono ma ancora non capiscono. Non capire non significa, o per meglio dire, non comporta automaticamente abbandonare la fede, significa piuttosto perseverare.
Sappiamo poi come si sono svolti gli avvenimenti con le apparizioni del Risorto che, confermando quanto accaduto riaccesero quella speranza che ritenevano ormai svanita, morta e sepolta insieme al defunto Maestro.
Quella speranza certa per gli apostoli divenne il motivo fondamentale di tutta la loro vita, tanto da abbandonare finalmente tutto, qualora non lo avessero ancora fatto definitivamente e iniziare, anzi continuare quella corsa, quella sorta di staffetta nel portare la testimonianza della vita nuova, fino ad arrivare a noi».


