Pronto soccorso del Santa Maria/ Girone infernale per i cittadini, campo di battaglia per i politici

Il dg Casciari alza bandiera bianca, Bandecchi e la sinistra si azzuffano

TERNI – Per i cittadini un girone infernale, con ore di attesa, se non giorni. Per i politici un campo di battaglia. Il pronto soccorso del Santa Maria di Terni è un autentico campo di battaglia. Il grido di allarme lanciato dai sindacati, il milione di lamentele dei cittadini la clamorosa ammissione del direttore generale (ha affermato che la situazione è davvero insostenibile), aprono la stura alla bagarre tra le forze politiche.

Il sindaco Stefano Bandecchi indossa le abituali vesti del capopopolo e sui social spara a zero, definendo il pronto soccorso di Terni degno di Mogadiscio. Un attacco durissimo, che mette addirittura in discussione l’igiene. Bandecchi è scatenato. Ormai ritiene la situazione del pronto soccorso di Terni una questione di pubblica sicurezza a tal punto da segnalarla al prefetto, all’autorità di Governo.

Non ci stanno  i consiglieri regionali di maggioranza ternani, che finalmente ritrovano la parola. Francesco Filipponi, Maria Grazia Proietti (Pd) e Luca Simonetti (M5S) rispondono per le rime a Bandecchi, chiamando in causa la gestione del centrodestra e l’amore del sindaco di Terni per le cliniche private. «Il Pronto soccorso di Terni è in sofferenza soprattutto a causa di un attacco sistematico alla sanità pubblica – tuonano Filipponi, Proietti e Simonetti –  portato avanti negli ultimi cinque anni dalla giunta Tesei. La delibera regionale 1399 del 28 dicembre 2023, che taglia posti letto negli ospedali di Narni, Amelia e Spoleto per fare spazio alle cliniche private anche nella provincia di Terni, è solo la punta dell’iceberg. Una scelta che danneggia gravemente il servizio pubblico per andare incontro agli interessi di imprenditori come Bandecchi, che operano proprio nella sanità privata. È anche per colpa sua se oggi il Santa Maria è al collasso. Quel centrodestra che ha governato l’Umbria per cinque anni ha desertificato la sanità pubblica, portando la regione agli ultimi posti nella classifica nazionale sulla variazione dei costi della mobilità passiva: oltre 110 milioni di euro, con un aumento del 23,9% in cinque anni. Un record negativo che testimonia il fallimento delle politiche sanitarie regionali».

Mentre la politica si azzuffa, il dato oggettivo è che il pronto soccorso è una  bolgia per stessa ammissione di chi governa l’azienda ospedaliera. Una situazione drammatica alla quale finora nessuno ha saputo porre rimedio.

Il centrodestra: «La presidente Proietti ha detto il falso, si deve dimettere», l’Assemblea respinge la sfiducia. Ma c’è anche il retroscena da ricordare

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