di ELENA CECCONELLI
TERNI – Sin da piccola ha coltivato la passione e dedizione per la pittura, esponendo le sue opere in varie mostre in Umbria e non solo, fino a partecipare a Dantebus, un concorso aperto a quattro categorie: arte, fotografia, scrittura e racconti e le cui opere vengono votate da una giuria popolare. Così Letizia Paoletti, 23enne ternana che si firma come Lety P. racconta il suo mondo artistico, dei suoi obiettivi e dei suoi progetti futuri e soprattutto del messaggio che le piacerebbe e che vorrebbe trasmettere: «Mi occupo di segni: segni illusori, segni evolutivi, segni psichici che raccolgono ma che non rappresentano. Alla base dei miei lavori non c’è rappresentazione ma c’è essenza, processo, studio ma anche casualità. C’è libertà controllata, gesto ma soprattutto colore; vi è storia e tridimensionalità. Voglio che i miei lavori vengano letti in modi sempre differenti, non voglio che descrivano qualcosa, non voglio che rappresentino qualcosa, voglio che siano libertà di percezione, voglio che accolgano lo sguardo a leggerne i dettagli, ma anche a chiedersi il perchè. Perchè ha scelto questo materiale piuttosto che un’altro, perchè questa forma e non un’altra, perchè un colore così luminoso e non uno più spento. Ed è a questo che servo lo studio, studiare un materiale è alla base del mio progetto, studiarne le capacità, gli usi e le possibilità, adesso sto studiando i tessuti, sto studiando le resine, il lattice, sto studiando come cambiarne la consistenza, la forma».
Ma partendo dagli albori, Letizia racconta com’è iniziata la sua passione: «Il primo incontro con la pittura è stato nel periodo delle elementari – racconta Letizia – In quegli anni abitavo ancora a Collestatte Piano una frazione periferica di Terni, nella quale era presente una sola scuola elementare che annualmente organizzava dei corsi tra cui un corso di pittura. Di questo ho pochi ricordi in realtà, mi ricordo sicuramente l’impatto visivo cromatico che ho avuto sia con l’ambiente che con ciò che utilizzavo ma anche un grande senso di curiosità. Qualche anno dopo ci siamo trasferiti con la mia famiglia nel centro storico della città, periodo della quarta media quindi avevo circa 8 anni in questi anni ho avuto la fortuna di avere una bravissima insegnante di storia dell’arte che oltre ad insegnarci l’aspetto teorico ci insegnava a disegnare in modo libero ma anche realizzando copie di quadri importanti. Concluse le medie, anche sotto suo consiglio decisi di intraprendere un percorso artistico in quanto da parte portata manualmente all’ambito artistico ma anche perché sentivo fosse la strada giusta per me. Non credevo di avere nessun altro interesse egualitario come quello che percepivo per l’arte».
Quale il percorso di studi che hai intrapreso? «Mi sono iscritta al Liceo Artistico O. Metelli di Terni. Anche in questi anni ho avuto la fortuna di avere degli ottimi insegnanti di laboratorio iniziando con la professoressa Concetta Messina che ho avuto i primi due anni, per poi continuare nei successivi tre con il professore e artista Ennio Montariello e la professoressa Diana Robustelli. Ho avuto una formazione importante dal punto di vista tecnico ho imparato ad utilizzare molte tecniche che riporto poi tutt’ora nei miei lavori, quindi una tradizionalità al livello artistico; ma ho avuto anche la fortuna di iniziare a sperimentare anche tecniche meno tradizionali. E credo che la sperimentazione sia una dei punti principali che debba avere uno studente d’arte che vuole essere artista e che è tuttora una parte essenziale del mio lavoro artistico personale. Anche dal punto di vista teorico il liceo mi ha trasmesso una passione per la storia dell’arte che mi porto tutt’ora e che in futuro riuscirò a colmare del tutto e per questo devo ringraziare la mia insegnante e ricercatrice Maria Laura Moroni. Il periodo liceale è stato alla base della mia formazione degli anni che ringrazierò sempre. Dopo ciò mi diplomo all’età di diciotto anni, il 24 Giugno 2020, con quasi il massimo dei voti nell’indirizzo di arti figurative. La scelta accademica successiva è stata quasi certa, riesco quindi ad entrare nel Settembre/Ottobre 2020 all’Accademia di Belle Arti Pietro Vannucci di Perugia. Iscritta all’indirizzo di pittura in tre anni sono riuscita a scoprire molte tecniche e molti materiali con cui lavoro oggi; ho iniziato a spaziare con ceramiche, resine, metalli, tecniche incisorie, metodi pittorici nuovi, installazioni, video e fotografia. Ho avuto la fortuna di sperimentare molto di scoprire cose nuove, di capire ciò che potrei utilizzare e ciò che non mi aiuta ad esprimere me stessa. Ho avuto la possibilità soprattutto di esporre in contesti sia piccoli e indipendenti dall’Accademia che non: nel Giugno 2023 è stata inaugurata “Mostrao I” a Capodacqua di Foligno, una mostra indipendente di studenti artisti del vecchio indirizzo di pittura (l’allora II anno, di cui si ripropone con più studenti artisti prossimamente nel Giugno 2025 a San Pietro a Pettine, Trevi). Ma anche nel Novembre 2022 che nel Gennaio 2024, in associazione ad ARPA Umbria, ad Umbriafiere, una fiera che si svolge ogni anno. Mentre l’Accademia mi ha dato la possibilità di: partecipare ad una Residenza artistica nel Maggio 2022 svoltasi nell’Isola Polvese sempre in associazione con Arpa Umbria ed altri enti; per continuare con la mostra “Trafogliare” a Palazzo Trinci a Foligno sempre nel Maggio 2022 o la performance messa in scena nel Teatro Caporale a Panicale sotto le note dell’artista Federico Ortica nel Febbraio 2023. Solo alcune citazioni»
Per quanto riguarda le tue esperienze professionali, invece? «In ambito lavorativo ho avuto poi la possibilità di lavorare per un periodo di tempo per il gallerista Matteo Boetti (figlio di Alighiero Boetti uno degli esponenti artistici del gruppo italiano dell’arte povera) nella sua galleria principale a Todi e nelle altre stanze affini alla galleria. Importantissimo è stato per me avere l’occasione di partire per un periodo erasmus dal Settembre 2023 al Dicembre 2023 nell’Accademia di Belle Arti di Granada (Andalucia) in quanto è stato l’inizio dell’interesse per l’arte site-specific, la land-art, l’installazione in generale, soprattutto il rapporto stretto che lega opera e sito. Argomento centrale della mia tesi triennale. Ho avuto l’opportunità inoltre in questi mesi di vivere e studiare una realtà artistica e non, differente da quella in cui sono cresciuta. Esperienza che ho in progetto di rivivere. Mi laureo quindi il 4 Marzo 2024 in pittura all’Accademia di Belle Arti di Perugia, passo dei mesi lavorando e dopo mille dubbi decido di tentare ad entrare nell’Accademia di Belle Arti di Roma, dove studio tuttora il primo anno magistrale di “arte ambientale” appartenente al dipartimento di decorazione.
Ti inquadri in quale settore artistico specifico? «A 23 anni credo sia impossibile dire con certezza che tipologia di arte si porta avanti, personalmente mi reputo una studentessa d’arte che spazia tra la pittura, la grafica, l’installazione e la site-specific. Mantengo l’interesse pittorico e lo utilizzo per elaborare la parte progettuale dei miei lavori site-specific e installativi ma non solo dipingo ad olio dalle superiori realizzando lavori che trattengono tutta me stessa. Al livello grafico ho lavorato con l’incisione sperimentando tecniche e segni, da questa ho ripreso l’interesse per il segno che ora riporto in lavori fine-lin su carta, lavori che possono sembrare estetici ma che hanno un’interiorità. Mi interesso al processo come essenza dell’opera, come opera stessa e non percorso, mi interesso alla materia che protagonista e non mezzo, una materia pittorica che vuole uscire dai limiti imposti della tradizionalità. La sperimentazione e lo studio per quanto mi riguarda vanno pari passo. Cerco di diventare informata a 360 gradi, la storia dell’arte è essenziale, cosa è stato già pensato e il modo in cui è stato realizzato, il modo in cui l’opera scende dal piedistallo e diventa ambiente e perchè si ha questa necessità».
Perché hai deciso di partecipare al concorso Dantebus? «In realtà un pò per gioco, per mettermi ancora alla prova con i vari concorsi che si trovano di arte. A decretare i 3 vincitori sarà una giuria di 3 esperti in tecnica. Il primo vincitore otterrà 500 euro, il secondo 200 mentre il terzo 100 euro. Inoltre ci sarà l’opportunità di esporre o in via Margouta a Roma o a Firenze».
Qualche sogno nel cassetto? «Forse non basterebbe un comodino per raccoglierli tutti. Vorrei che nel corso degli anni, nel corso degli studi ma anche in ambito lavorativo essere colma di sapienza, colma di conoscenze pratiche e teoriche, colma di capacità; vorrei essere un’artista e non fare l’artista, ho intenzione di concludere gli studi specializzandomi in tutto ciò che mi interessa. Mi interesso ad ogni sfaccettatura dell’arte ultimamente, mi interessa la decorazione nella sua complessità e contemporaneità, quindi mi piacerebbe poter operare in ambito spaziale con questa anche e soprattutto in modo contemporaneo. Mi interesso di site-specific di realizzare un’opera che vada in contrapposizione o associazione con un determinato e specifico spazio quindi mi vedo a lavorare in collaborazione con architetti o ingegneri; mi interesso di allestimenti, come vengono realizzati ma soprattutto pensati e progettati, quindi mi rivedo nel lavoro di curatrice. Ma scrivendo la mia tesi triennale ho capito di essere fortemente appassionata alla critica d’arte e alla storia dell’arte contemporanea, mi interesserebbe quindi di poter scrivere in riviste d’arte (ce ne sono diverse ottime) con l’intento di poter esprimere un giudizio personale ed oggettivo, sapiente e competente. Mi interesserebbe essere una divulgatrice artistica per far capire il perchè di questa evoluzione artistica e il perché l’arte contemporanea è così».
E in conclusione una riflessione: «Vorrei poter dire che l’arte non è per tutti, l’arte è per chi riesce a cogliere le risposte del cambiamento e per chi può accettarle; vorrei poter esprimere che non tutto ciò che si vede è arte come non tutto ciò che si ascolta è musica o non tutto ciò che si mangia è buono».












