L’ombra del carcere di Terni sulla maxi organizzazione dedita allo spaccio

Dall’inchiesta Amazzone spuntano legami con vocabolo Sabbioni

TERNI – Il legame tra i vertici della organizzazione  che gestiva numerosi luoghi dello spaccio a Terni e la casa circondariale di vocabolo Sabbioni, sarebbe particolarmente stretto.

Dalle indagini emerge  che la coppia, lui 35 anni di origini pugliesi e le  36 anni campana, gestiva il traffico di sostanze anche quando l’uomo era detenuto a Sabbioni. Era la compagna a fare da staffetta, a portare all’esterno ordine e disposizioni ad un gruppo criminale che di almeno una trentina di persone. Ma c’è dell’altro. Il pugliese che faceva da capo, sarebbe strettamente collegato ad un detenuto eccellente che si trova anch’esso a Sabbioni e che avrebbe un ruolo di primissimo piano nella malavita organizzata.

Indiscrezioni che se confermate lascerebbero intendere che dalla Puglia a Terni si è trasferito un vero e proprio modus operandi, una infiltrazione criminale che ha utilizzato un territorio non strutturato dal punto di vista delinquenziale.

A Terni, lo spaccio, come in molte altre città italiane, è florido, ma finora è stato gestito da micro gruppi.  Ora, il salto di qualità di una vera e propria rete strutturata sia nel traffico che nello spaccio al dettaglio. Una organizzazione pazientemente ricostruita dalla IV sezione della Squadra Mobile di Terni e dalla procura della Repubblica di Terni. Gli inquirenti, ora. starebbero approfondendo proprio il tema del rapporto con il carcere e con gli esponenti pugliesi, in particolare, della zona di Taranto.

Intanto la coppia è stata sopposta ad interrogatorio da parte del Gip. Secondo dichiarazioni rilasciate dagli avvocati difensori, la coppia non si è chiusa nel silenzio, ma ha, almeno in parte ammesso le proprie responsabilità.

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