PERUGIA – «È mancato il grande maestro Arnaldo Pomodoro, e per noi, in Umbria, è un momento di tristezza»: così il vicepresidente della Regione Umbria con delega alla Cultura, Tommaso Bori.
«Pomodoro – afferma Bori – non era solo l’artista delle Sfere monumentali che hanno trovato spazio in contesti diversi, da Roma al Vaticano, da Los Angeles a Dublino, nonchè famose in tutto il mondo per la loro bellezza e la loro complessità». «Qui in Umbria abbiamo la fortuna di avere alcune delle sue opere più significative, che raccontano bene il suo legame con la nostra terra. Con la Lancia di luce Pomodoro ha lasciato a Terni una traccia importante del suo genio. L’obelisco nel cuore della città infatti, ne racconta le sue radici urbanistiche e sociali, l’anima produttiva rivolta al futuro. Un’opera che dialoga con la città e che è diventata un vero punto di riferimento. Un simbolo».
E non solo sculture: «Pomodoro – prosegue il vicepresidente – era un artista che sapeva giocare con gli spazi, creando opere che entravano a far parte del paesaggio e dell’architettura in modo incredibile. La sua visione così, si è estesa all’architettura, come dimostra in modo lampante la Cantina Carapace di Bevagna che non è una semplice cantina, ma una vera e propria scultura abitabile, un capolavoro che è stato riconosciuto tra le 25 cantine più belle e iconiche del mondo, inserendosi nella classifica “World’s Best Vineyards 2024” come “Highest New Entry” al venticinquesimo posto».
«Il maestro Pomodoro – conclude – ha saputo interpretare e arricchire l’anima dell’Umbria, lasciando segni che continueranno a ispirare chi verrà dopo. Le sue opere, dalle sculture imponenti agli interventi architettonici, sono un patrimonio prezioso che la nostra regione avrà il compito di custodire e valorizzare. Ci impegniamo a onorarlo anche attraverso la promozione dell’arte nello spazio pubblico, proprio come ci ha insegnato a fare. La sua visione, la sua ricerca della bellezza e la sua capacità di innovare hanno segnato un’epoca e anche tracciato la strada per quello che verrà».
IL RICORDO DEL FESTIVAL DI SPOLETO
Il Festival dei Due Mondi di Spoleto ricorda Arnaldo Pomodoro, venuto a mancare nella giornata di ieri all’età di 99 anni. Nato il 23 giugno 1926 a Morciano di Romagna, il grande scultore ha lasciato un segno indelebile nella storia dell’arte italiana del Novecento, rivoluzionando l’uso della materia. La Colonna del viaggiatore di Pomodoro era tra le opere esposte nel 1962 a Spoleto per Sculture nella città, mostra ideata da Giovanni Carandente per il Festival dei Due Mondi di quell’anno e primo evento europeo a coniugare arte contemporanea, spazio urbano e patrimonio storico artistico. Opera tra le più significative del percorso artistico di Pomodoro, gli valse, nel 1967, uno dei sei Premi Internazionali di Scultura del Carnegie Institute di Pittsburgh.
«La colonna – diceva l’artista – non corrisponde unicamente a una forma geometrica elementare, il cilindro, ma costituisce anche un motivo ricco di memorie. La Colonna del viaggiatore, in particolare, indica il desiderio di scoprire lo spazio e rimanda al variegato tema del viaggio, che è anche conversazione, è presente, passato, memoria e fantasia, è movimento». La Colonna del viaggiatore a Spoleto si trova ancora nella sua collocazione originaria, sulla via Flaminia: insieme alle altre opere rimaste alla città dopo la mostra del 1962, ci restituisce la memoria di una delle voci più autorevoli e visionarie del nostro tempo.


