di Marco Brunacci
PERUGIA – Il nuovo dossier sul termovalorizzatore che non si farà è nitroglicerina. Pronti, via.
- Sapete chi rischia tutto, dopo che la nuova giunta regionale ha detto no al termovalorizzatore deciso dal centrodestra? I Comuni che hanno una discarica attiva o attivabile. Primi fra tutti Perugia e Orvieto.
Spieghiamo: le pallottole dei Niet-cong – quelli che dicono di no alle opere per l’Umbria, sono state necessarie per abbattere il progetto, ma quel che resta è inquietante. Si passerebbe – stando a quel poco che si riesce a sapere per vie traverse – dal 7 al 30% del conferimento in discarica, in attesa delle illuminate decisioni che prenderà l’apposito Gruppo di lavoro (una roba che fa tornare giovani quelli con i capelli grigi, cose da Liceo del ’68, “operazione nostalgiya”, con indispensabile accento russo) costituito per fare qualcosa che nessuno può immaginare se non in tempi lunghi o lunghissimi.
Il netto aumento del conferimento dei rifiuti in discarica significa che tutti i Comuni che hanno un immondezzaio rischiano. Quindi zone di Perugia e tanto Orvieto si candidano a tornare pattumiere dell’Umbria, dopo tante battaglie per affrancarsi da un maleodorante destino. I primi a capirlo sono stati gli alleati della giunta regionale di Italia Viva, che annunciano di essere pronti a ribellarsi (ma se li mettono alle strette: o con noi o fuori, dove vuoi che vadano?).
A Orvieto hanno iniziato a mettere l’elmetto, la sindaca Tardani non è di centrosinistra e ci proverà. Ma che succederà a Perugia, dove si corrono rischi anche maggiori, ma l’amministrazione comunale è saldamente schierata? Il rischio di ritrovarsi – l’espressione qui non è elegante ma puntuale – “nella cacca” c’è e si annuncia imminente. - Raccontano – quelli che hanno avuto l’onore di leggere la delibera che istituisce il gruppo di Lavoro sessantottino – che è previsto un rigido limite a 100 chilogrammi per il rifiuto individuale. Magari è tutto un equivoco. Se invece fosse vero, immaginiamo squadre di occhiuti delatori che prendono di mira noi tutti consumatori e quindi produttori di rifiuti. Sarà istituito un commissario di quartiere? Gireranno le “guardie del rifiuto”, armate di bilancia di precisione e di indomito spirito ambientalista? Spieranno dal buco della serratura i nostri cestini? Avranno mandato per intrufolarsi nelle nostre pattumiere?
- Pare che l’altro obiettivo intermedio che si pone la Regione sia portare al 75% la raccolta differenziata. La meta è ambiziosa. Difficilmente si raggiunge senza una pressante opera di convincimento-coercizione che sfoci in multe, tremende multe. Oddio: un giorno ti giri e ti ritrovi George Orwell nel letto che ti ammonisce: “Ve l’avevo detto io e non mi avete creduto”.
- Magari esageriamo, perchè tutto finirà soltanto con un’altra botta in testa di tariffe sempre più alte. Insomma: un altro modo per aumentare le tasse a chi le paga. E questo obiettivamente è la più probabile delle conclusioni.
Aggiungiamo solo che non bastano i 100 chili individuali, né il 75% di differenziata, né le discariche per chiudere il ciclo dei rifiuti che il centrodestra (al pari del centrosinistra nella vicina Roma) voleva fare con il termovalorizzatore. Serviranno anche gli “Impianti di massimo recupero di rifiuto”. Secondo esperti, non bastano neanche questi, ma di sicuro sono un ulteriore costoso tassello a questo puzzle che si compone soltanto di soldi prelevati dalle tasche dei contribuenti onesti (in questo settore l’evasione è ancora più alta rispetto all’Irpef). Tenendo presente che difficilmente si potrà contare sui finanziamenti per le politiche ambientali dell’Ue, che sono stati in larga parte destinati alle spese per il riarmo del continente, con il voto determinante del centrosinistra europeo.


