Rifiuti, il dossier regionale che inquieta/ Nessuna soluzione, se non le discariche. E Orvieto è già in allarme

Il problema è certificato dalle affermazioni in una nota di Italia Viva che se la prende con gli allarmismi. E l’unica via che si intravede è quella degli aumenti delle tasse a go-go. Lasciando ambientalisticamente “al verde” i cittadini

di Marco Brunacci

ORVIETO (Terni) – C’è una polemica che sarebbe divertente, non fosse che è l’annuncio di ulteriori guai per il popolo umbro già bastonato dall’aumento delle tasse che scatterà il primo gennaio 2026 (tenersi pronti).

Allora, brevemente: Civitas, gruppo di riferimento della sindaca di Orvieto, Tardani, si dice molto preoccupato, a nome della cittadinanza orvietana, per un eventuale ulteriore più vasto utilizzo della discarica Le Crete.
A chiarire oltre ogni ragionevole dubbio che la preoccupazione è più che fondata e che la Regione sui rifiuti sta navigando come verso Capo Horn, una meta ignota ma minacciosa, che dovrebbe non far dormire la notte l’equipaggio, è in una nota di Italia Viva.
Nella nota si afferma ciò che non può essere affermato se non dopo una risata, e cioè che la costruzione di un termovalorizzatore, voluta dal centrodestra, non chiude il ciclo dei rifiuti, perchè comunque la discarica va, in parte, utilizzata.
Ora nei Paesi dove il green non è un modo per raccattare qualche voto, ma per cercare di trovare soluzioni ragionevoli e percorribili per la gente (leggi: Norvegia come Austria) hanno deciso di termovalorizzare parte dei rifiuti, essendo l’unica strada per raggiungere risultati positivi in una battaglia complessa, ma decisiva per le persone di questa nostra società.
Giocherellare con la raccolta differenziata al milleuno per mille o con altri ritrovati della scienza dell’affabulazione lascia il tempo che trova e i cittadini in braghe di tela.
Orbene: il termovalorizzatore è un modo per tanti versi risolutivo, ma con tanti problemi che si pongono. Il primo fra tutti? Dove farlo. Ma sicuramente le sgangherate chiacchiere, presunte green, servono alla gente poco o nulla.
In attesa che il Gruppo di Studio che si sta insediando in Regione e che in (massimo?) 3-4 anni darà un illuminato parere, non resta che fare due cose: mettere i rifiuti umbri in discariche umbre, pigiando su Perugia e Orvieto e forse anche Città di Castello oppure mettere gli stessi rifiuti su qualche bel camion e portarli dove – zone governate dal centrosinistra, ovviamente – non sopportano più i pasticcioni incantatori di serpenti verdi e fanno quello che devono fare, facendolo pagare a caro prezzo.
Aggiungiamo allarme ad allarme: gli Impianti di massimo recupero che dovrebbero essere in fondo al tortuoso percorso dei rifiuti, soluzione alternativa al termovalorizzatore, adesso possono rappresentare solo l’ultimo piede di porco per scassinare i salvadanai degli umbri: aumento della Tari a debordare, inseguendo soluzioni che non sono soluzioni, mentre l’Europa, che sembrava credere a questi Impianti, dirotta i fondi previsti verso i cannoni del riarmo del Continente.
La nota di Iv è anche divertente laddove afferma che è stato il centrodestra ad allungare i tempi per Le Crete. Indovinate perché? Era il 2022 e si aspettava con ansia la svolta verso il decisivo termovalorizzatore, che avrebbe consentito una svolta nell’uso delle discariche umbre.
Conclusione: perchè la propaganda smetta di prevalere sulla realtà, la sindaca Tardani e tutta Civitas continuino a guardare con grande attenzione – da veri e propri cittadini allarmati – quel che sta succedendo nel dossier rifiuti regionale, che ha anche risvolti orwelliani, ma soprattutto è un cupo annuncio di brutte notizie per le discariche presenti sul territorio e future (mica tanto future) stangate sui cittadini già provati.

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